Se la telenovela sogna l`Oscar

Il margine che separa cinema e telenovela in Brasile si è assottigliato. L`esempio è `Olga`, film di cui maggiormente si è parlato negli ultimi giorni. Ma il risultato è alquanto discutibile.

Il margine che separa genere cinematografico e telenovela, oggi in Brasile si è assottigliato. Al punto che la contaminazione ha raggiunto livelli molto alti, e se per la produzione televisiva questa mistura rappresenta un notevole balzo in avanti in termini qualitativi, per quanto riguarda alcune produzioni cinematografiche ciò non significa lo stesso in termini estetici. `Olga`, film di cui maggiormente si è parlato negli ultimi giorni - soprattutto dopo la chance offertagli di rappresentare il Brasile per i prossimi Oscar nella sezione «Miglior film straniero», è un palese esempio di ciò che si è appena detto.

In questa e nelle seguenti immagini un ritratti di Camila Morgado

In questa e nelle seguenti immagini un ritratti di Camila Morgado

Il successo del film di Jayme Monjardim personifica la conquista del grande schermo da parte di registi e produttori, quasi tutti targati Rede Globo. Tuttavia, Olga (vero e proprio melodrammone strappalacrime) non è il primo né l’ultimo di questi film i cui parametri cinematografici vengono sostituiti dal modello estetico delle produzioni di fiction televisive. Questo dialogo a distanza tanto ravvicinata ebbe origine alla fine degli anni Ottanta e raggiunse l’apice durante la fase calante del presidente Collor, quando alla crisi di contenuti si aggiunse la politica dei tagli al settore culturale che portò alla chiusura della Embrafilme da parte del suo governo.

Globo in quel periodo riuscì a dare sussistenza a un esercito di attori, sceneggiatori, tecnici del cinema e altre figure che si erano trovate senza lavoro, avendo la produzione cinematografica toccato i minimi storici del secolo tra il 1991 e il 1993. E contribuì a salvare l’anima al cinema brasiliano, contrassegnandola, tuttavia, in modo profondo e indelebile. Da quel momento in poi il processo di contaminazione non si è più arrestato, interessando anche altri generi televisivi. Esempio di tale processo è un altro recente film di risonanza mondiale quale `Cidade de Deus` di Fernando Meirelles  (videoclip, documentario e cinema).

Olga, quando la telenovela “sogna” l’Oscar 

Con la megaproduzione Olga (Globo Filmes, Nexus Cinema, Europa Filmes, Lumiére, Petrobrás), Monjardim esordisce sul grande schermo insieme a uno staff che aveva avuto finora soltanto esperienze televisive: Rita Buzzar, sceneggiatura e produzione, Tiza de Oliveira, direttrice artistica, e Ricardo Della Rosa, fotografia. Basato sull’opera omonima di Fernando Morais e nonostante pubblicità e un relativo successo di botteghino, Olga non ha le caratteristiche di un film storico (e a essere onesti neppure la fisionomia di film). Lo stesso libro di Morais mantiene più le peculiarità di un diario piuttosto che quelle di un’opera storica. E così anche le vicende storiche – di cui l’ebrea Olga Benario è protagonista dal periodo di adolescenza a Monaco alla permanenza in Unione Sovietica, dove conosce il leader del movimento dei Tenentes, storico segretario del partito comunista brasiliano: Luiz Carlos Prestes, fino alla sua deportazione in un campo di concentramento della Germania nazista – si tingono di colori ed effetti a volte esageratamente sdolcinati.

Molte scene sembrano girate con il chiaro intento di commuovere lo spettatore, tuttavia uno dei talloni d’achille di questo film è proprio l’attrice protagonista, Camila Morgado (moglie del regista), la quale, nonostante grandi sforzi e tanta buona volontà porta sullo schermo un personaggio mono-tono che non sa svincolarsi dalle situazioni in cui si muove, presentando sempre la stessa espressione facciale nelle diverse occasioni e in tutte e quattro le varianti femminili incarnate: leader politica, donna innamorata, madre e prigioniera.

Che dire poi di Caco Ciocler: il suo Prestes non ha vigore e somiglia più a una brutta controfigura dell’energico tenente rivoluzionario che scompigliò il Brasile della prima Repubblica negli anni Venti. Nella scena d’amore sul transatlantico si trovano citazioni che vanno da `Ghost` a `Titanic`, e la luce bianca che illumina dal basso i due corpi che trepidano in un’attesa che è tutto tranne che frenetica, denota un romanticismo infruttuoso ed insignificante. L’inesperienza filmica dell’intera troupe pseudo-cinematografica si fa sentire in più di una scena: alcune sequenze assumono forme e contenuti di propaganda politica, il che non è di per sé un problema, ma lo diventa nel momento in cui tali scene non sono funzionali all’economia del film. In altre alcuni dialoghi perdono di consistenza per l’insistere della telecamera in piani/contropiani.

Il film – realizzato con un’impostazione prettamente teatrale che culmina nella ridicola scena in cui Olga grida inorgoglita di aspettare un figlio da Prestes – evidenzia diversi aspetti del personaggio principale: la militanza politica, il viaggio con Prestes, l’iniziazione sessuale e sentimentale, la prigione, la gravidanza, la vita nel campo di concentramento, la separazione dalla figlia e la morte nella camera a gas. Tuttavia, Olga mantiene uno stretto legame con tutte le caratteristiche presenti già nelle telenovelas dirette da Monjardim (vedi A casa das sete mulheres, Terra Nostra, ecc.), con i suoi caratteristici primi piani e l’utilizzo di musiche e canzoni fin troppo esplicative. 

Lo stesso film sembra più l’assemblaggio di alcune puntate di una telenovela, cosa che non è successo con l’esperienza di Guel Arraes e il suo bellissimo e ben riuscito `Auto da Compadecida` che dalla televisione è passato al cinema, cambiando fisionomia ed acquisendo tempi e ritmi cinematografici mediante tagli intelligenti. Una delle poche presenze che impreziosiscono il film – che non riesce ad innalzarsi al di sopra della soglia della mediocrità – è la grande Fernanda Montenegro nel ruolo della madre di Prestes. In definitiva lo spettatore è costretto a sorbirsi più di due ore di novelão melodrammatico, e se questo può passare inosservato da un pubblico che vive di seriados e novelas, diventa indigesto per chi non lo è, denotando il fallimento estetico del progetto di Monjardim.