Musica e leggende per giocare

Una serie di interessanti incontri dedicati ai pił piccoli e tenuti dal musicologo e giornalista Vesa Matteo Piludu e dall`attrice brasiliana Edmarcia Andrade si terranno a Roma tra aprile e maggio.

Una serie di interessanti incontri sugli Orixas e su l`arca di Noé tenuti dal musicologo e giornalista Vesa Matteo Piludu e l`attrice brasiliana Edmarcia Andrade si terranno a Roma tra aprile e maggio. La finalità è di avvicinare i bambini più piccoli (4-9 anni) alle letterature e alle musiche di altri paesi. Tali incontri si inseriscono in un progetto più vasto, dal titolo «Musica e Letteratura», riguardante oltre al Brasile anche il Benin e la Nigeria. Gli incontri sul Brasile si svolgono tramite l`ascolto di brani sugli orixas (come il Canto di Yemanjà di Vinicius De Moraes) alternati alla lettura della leggenda in italiano ma anche in portoghese per avvicinare i bambini a questa lingua. La stesso metodo viene adottato per l`Arca, con letture dello scrittore brasiliano Monteiro Lobato alternato a brani di Vinicius e altri autori. Abbiamo chiesto a Vesa Matteo Piludu di anticipare per i lettori di Musibrasil una parte del contenuto di questi incontri.

La copertina del disco `Arca di Noé` di Vinicius De Moraes

La copertina del disco `Arca di Noé` di Vinicius De Moraes



 



 







Canti e leggende degli Orixás



Gli Orixás sono divinità originarie della Nigeria e del Benin, portate nei cuori degli schiavi e approdate a Bahia, in Brasile, dove sono venerate ancora oggi nella religione afro-brasiliana del candomblé. Il culto, in Africa come in Brasile, prevede dei complessi rituali in cui le varie divinità possiedono i fedeli, che ricercano la possessione volontariamente dopo aver superato iniziazioni e un complesso apprendistato religioso che può durare anche sette anni. A Bahia, nonostante forti fenomeni di sincretismo culturale e religioso con elementi cattolici e indios, la struttura di questa religione rimane ancora africana nelle sue caratteristiche fondamentali. Ma oltre l`aspetto rituale, che ha attirato spesso o la condanna xenofoba o un entusiasmo superficiale per i fattori più esotici ed esteriori di questa religione, il candomblé nasconde un tesoro ancora sconosciuto all`Europa: il patrimonio mitico relativo alle storie leggendarie degli Orixás. Gli Orixás sono divinità profondamente legate alla musica. Nei culti ogni divinità ha un suo ritmo specifico e il suo passo di danza. Nella musica popolare africana e brasiliana sono poi celebrate in centinaia di canzoni profane, scritte dai migliori compositori di questi paesi (Vinicius de Moraes, Antonio Carlos Jobim, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Dorival Caymmi, Angelique Kidjo). Per ogni divinità ascolteremo dunque una canzone e i ritmi a lei dedicati, per poi passare alla narrazione teatralizzata delle leggende. Il corpus di leggende raccontate sarà prevalentemente africano, basato sulla raccolta in portoghese dell`antropologo e fotografo francese Pierre Verger, mentre la maggior parte delle musiche che si ascolteranno saranno brasiliane. Le leggende scelte non saranno lette ma narrate in due lingue, alternando in rapida successione frasi nell`originale portoghese brasiliano e la loro traduzione in italiano, secondo le modalità della tradizione orale, costruendo costantemente un dialogo con il giovane pubblico a base di domande e risposte, con ironia, gioia e allegria. La possibilità di affiancare portoghese brasiliano e italiano - due lingue simili nel lessico ma diverse nel ritmo e nella pronuncia - renderà possibile uno scambio non solo culturale ma anche linguistico. Lo scopo è quello di far familiarizzare i bambini anche con la musicalità e l`espressività del portoghese, come con la gestualità che lo accompagna. La non perfetta comprensione iniziale delle parole paradossalmente favorisce una maggiore attenzione agli elementi performativi, visivi e sonori del narrare, che sono ben più di un elemento estetico. Anche i testi delle canzoni saranno recitati anche nella traduzione italiana.




 

Exú



A Exú ha voluto dedicare una bellissima canzone Vinicius de Moraes, uno dei più grandi poeti e cantautori del Novecento brasiliano. Si tratta di Lamento di Exú, un brano solo vocalizzato, senza parole, accompagnato dalla splendida chitarra di Baden Powell e dalle voci del Quarteto em Cy, che esprime il senso di mistero che aleggia su questa divinità, in grado di aprire e chiudere le porte e le strade del nostro destino. Sono molte leggende dedicate a questo dio astutissimo e amante degli scherzi. Ne abbiamo scelta una dove, per una volta, è lui ad essere ingannato da un suo fedele:



«Exu é il più sottile e astuto di tutti gli orixás

Fa uso delle sue capacità per provocare malintesi e discussioni fra persone o per tendergli trabocchetti.

Può fare cose straordinarie come, ad esempio,

portare, in un setaccio, l`olio che che ha comprato al mercato, senza che quest`olio cada dal curioso recipiente!

Exu può essere il più benevolo degli orixás

se é trattato con la dovuta considerazione e generosità.

E c`é una maniera astuta di ottenere un favore da Exu.

E` quella di giocargli un tiro ancora più ingegnoso

di quelli che lui prepara».



Si narra che Aluman era disperato a causa di una terribile siccità.

I suoi campi erano aridi, la pioggia non scendeva,

le rane piangevano a causa della sete

e i fiumi erano coperti di foglie morte cadute dagli alberi.

Nessun orixá invocato ascoltava i lamenti e i gemiti dell`uomo.



Aluman decise allora di offrire a Exu grandi quantità

di carne di capro.

Exu mangiò con appetito l`eccellente offerta.

Ma Aluman aveva condito la carne con un sugo

molto piccante. Exu ebbe sete.

Una sete talmente grande che tutta l`acqua di tutti le brocche

che aveva a casa e che avevano i vicini nelle loro case

non fu sufficente per saziare la sua sete!

Exu andò al rubinetto della pioggia e lo aprì con forza.

Cadde la pioggia.

Cadde di giorno e cadde di notte.

E cadde il giorno dopo e il giorno seguente, senza smettere.

I campi di Aluman ritornarono verdi.

Tutti i vicini di Aluman cantarono a sua gloria:



«Joro, jara, joro Aluman

Signore del palmeto deidendê dagli abbondanti grappoli!

Joro, jara, joro Aluman

Signore dei campi di miglio dalle pesanti spighe!

Joro, jara, joro Aluman

Signore dei campi di fagioli, igname e mandioca!

Joro, jara, joro Aluman!`».



E le ranocchie gracchiavano e gracidavano,

e il fiume scorreva velocemente per non straripare!

Aluman, riconoscente, offrì a Exu carne di capro

col giusto condimento di pepe.

Aveva piovuto abbastanza.

Di più, sarebbe stato un disastro!

Poiché, in ogni cosa, ciò che é troppo é nemico di ciò che é buono».





 

Yemanjá



Yemanjá è, senza dubbio, la dea di origine africana più amata in Brasile. Essendo la dea del mare, è raffigurata come una bellissima sirena e chiamata anche col nome indio Janaina. Esistono centinaia di canzoni in suo onore. Ma le più belle sono state composte dal baiano dalle remote origini venete Dorival Caymmi, grande amico di Jorge Amado. Sono canzoni legate alla dura vita dei pescatori, i più sinceri fedeli della `mora del mare`. Una di queste, «Promessa de pescador», recita:



Signora delle acque,

Prenditi cura di mio figlio

Che anch`io sono stato del mare

Oggi sono vecchio e stanco

Neppure un remo saprei toccare

Prenditi cura di mio figlio

Che anch`io sono stato del mare

Quando arriverà il tuo giorno santo,

Il vecchio pescatore ti promette

Il pescatore ti porterà

Un regalo molto bello

Per Donna Yemanjá

Lo porterà suo figlio

Dalla terra fino al mar





 

«Odô Iyá, Yemanjá Atamaragbá,

ajejê lodô, ajejê nilê!

Iemanjá era la figlia di Olokum, la dea del mare.

Diventò, a Ifé, la sposa di Olofim-Odudua,

con il quale fece dieci figli.

Questi bambini ricevettero nomi simbolici

e diventarono orixás.

Uno d`essi fu chiamato Oxumaré, l`Arcobaleno,

`quello-che-si-leva-con-la-pioggia-e-detiene-il-fuoco-nei-suoi-pugni`.

Un altro aveva il nome di Xangô, il Tuono,

`quello-che-risalta-con-la-pioggia-e-rivela-i-suoi-segreti`.

Da tanto allattare i suoi figli, i seni di Iemanjá divennero enormi.



Stanca del suo soggiorno ad Ifé,

Iemanjá fuggì in direzione della `sera-del-mondo`,

come gli iorubá chiamano l`Ovest,

arrivando a Abeokutá.



A nord di Abeokutá, viveva Okere, re di Xaki.

Iemanjá rimaneva molto bella.

Okere la desiderava e gli propose di sposarsi.

Iemanjá accettò ma, imponendo una condizione, gli disse:

`Giammai ridicolizzerai l`immensità dei miei seni.`

Okere, gentile e forbito, trattava sempre Iemanjá con considerazione e

rispetto.

Ma un giorno bevve in eccesso vino di palma.

Tornò a casa ubriaco e titubante.

Non sapeva più quello che faceva.

Non sapeva più quello che diceva.



Urtando Iemanjá, lei lo chiamò ubriacone e inservibile.

Okere, avvilito, gridò:

`E tu? Con i tuoi seni lunghi e oscillanti?!

E tu? Con i tuoi seni grandi e tremuli?!`

Iemanjá, offesa, fuggì in un galoppo sciolto.



Una volta, prima del suo primo matrimonio,

Iemanjá ricevette dalla madre, Olokum

una bottiglia contenente una pozione magica poiché,

come gli aveva detto:

`Mai si sa quel che può accadere domani.

In caso di necessità, rompi la bottiglia, gettandola a terra.`

Nella sua fuga, Iemanjá inciampò e cadde.

La bottiglia si ruppe e da lei nacque un fiume.

Le acque tumultuose di questo fiume portarono Iemanjá

in direzione dell`oceano, residenza di sua madre Olokum.

Okere, contrariato, voleva impedire la fuga di sua moglie.

Volendo sbarrarle il cammino, si trasformò in una collina,

chiamata ancora oggi Okere, e si collocò sul suo cammino.

Iemanjá voleva passare a destra? Okere si metteva a destra.

Iemanjá voleva passare a sinistra? Okere si metteva a sinistra.

Iemanjá, vedendo bloccato il cammino alla casa materna,

chiamò Xangô, il più possente dei suoi figli.



Kawo Kabiyesi Xangô, Kawo Kabiyesi Obá Kossô!

`Salutiamo il Re Xangô, Salutiamo il re di Kossô!`



Xangô venne con dignità e sicuro del suo potere.

Chiese un`offerta di un montone e quattro galli,

un piatto di amalá, preparato con farina di igname, e

un piatto di gbeguiri, fatto con fagioli e cipolla.



Dichiarò che, il giorno seguente, Iemanjá avrebbe trovato dove passare.

Quel giorno, Xangô disfece tutti i nodi che legavano le amarre della

pioggia.

Cominciarono ad apparire nubi dai lati del mattino e della sera del giorno.

Cominciarono ad apparire nubi da destra e sinistra del giorno.

Quando furono tutte riunite, ecco arrivare Xangô col suo raggio.

Si udì allora: Kakara rá rá rá...

Aveva lanciato il suo raggio sulla collina Okere.

Questa si aprì in due e, suichchchch...



Iemanjá se ne andò per il mare di sua madre Olokum.

Là rimase e si rifiuta, da allora, di tornare a terra.

I suoi figli la chiamano e la salutano:

`Odô Iyá, la Madre del Fiume, lei non torna più.

Iemanjá, la regina delle acque, che usa vesti coperte di perle.`



Lei ha figli in tutto il mondo.

Iemanjá è in ogni luogo dove il mare batte con le sue onde spumanti.

I suoi figli le fanno offerte per calmarla e aggradarla.



Odô Iyá, Yemanjá, Atamaragbá,

Ajejê lodô! Ajejê nilê!


`Madre delle acque, Iemanjá, che ti estendi a lungo nell`immensità.

Pace nelle acque! Pace a casa!».


 



Xangô



Xangô è il dio della folgore e dei temporali. Dal temperamento focoso, come i suoi colleghi europei Zeus e Thor, è un inguaribile seduttore. E` in questa veste di dio d`amore che è celebrato dai versi della canzone Canto de Xangô del poeta Vinicius de Moraes:



Venni da ben lontano

Venni, non so più da dove venni

Son figlio di Re

Ho molto lottato per essere chi sono

Sono nero di pelle

E tutto è solo amore in me

Tutto è solo amore per me,

Xangô Agodô

Oggi è tempo d¹amore

Oggi è tempo di dolore, in me

Xangô Agodô



Salve Xangô, mio Re Signore

Salve mio orixá

Ha sette colori la tua pelle

Sette giorni per amarci


 



La canzone di Vinicius è strettamente legata alla tradizione che riguarda questo dio. La grande abilità seduttrice di Xangô si ritrova in molte leggende africane, come questa:



«Quando Xangô diventò re di Kossô, si mise all`opera.

Xangô faceva ogni cosa con entusiasmo e dignità.

Realizzava lavori utili alla comunità.

Ma questa vita calma non si addiceva a Xangô.

Adorava i viaggi e le avventure.

Così, partì di nuovo e arrivò alla città di Irê, dove abitava Ogum.



Ogum, il terribile guerriero,

Ogum, il poderoso fabbro.

Ogum era sposato con Iansã, signora dei venti e delle tempeste.

Iansã aiutava Ogum nelle sue attività.

Tutte le mattine, Iansã lo accompagnava alla fucina e portava, per lui, le

ferramenta.

E sempre lei metteva in azione i soffioni, per attizzare il fuoco.

Il vento soffiava e faceva: fuku, fuku, fuku

E Ogum batteva sulla bicorna: beng, beng, beng



Xangô amava sedersi a lato della fucina per vedere Ogum lavorare.

Di quando in quando, guardava Iansã.

E anche Iansã spiava furtivamente Xangô.



Xangô era vanitoso e curava molto la sua immagine,

al punto d`intrecciare i suoi capelli proprio come una donna.

Si faceva fori nei lobi delle orecchie, dove metteva orecchini.

Usava braccialetti e collari di grani rossi e bianchi.

Che eleganza!

Molto impressionata dal garbo e scintillio di Xangô,

Iansã se ne fuggì con lui e divenne così la sua prima moglie».






 

 


 

`L`Arca di Noé`



Nasce nel 1970 come libro, composto da 32 poesie di Vinicius de Moraes, in Italia amatissimo come cantautore, ma considerato da Giuseppe Ungaretti, uno dei più grandi poeti del Brasile. Queste poesie sono basate sulla tradizione orale fiabesca del Brasile, dove gli animali la fanno da padrone. C`è naturalmente il riferimento alla biblica riunione degli animali ... ma tutte questi tradizioni sono riaggiornate da Vinicius con un linguaggio quotidiano, vicino a quello dei bambini del Brasile d`oggi. Gli animali scelti da Vinicius sono quelli apparentemente più umili: la pulce, l`ape, la foca, il gatto, il tacchino, la gallina d`Angola. Ma fra tanti animali compaiono anche `La casa`, `L`orologio`, `La lezione di Piano`, `L`aria`, La porta`, `Il Girasole`. Alcune delle poesie vennero musicate da Vinicius, altre diventarono melodie composte da Toquinho, Paulo Soledade, Tom Jobim e molti altri e trasformate in due album arrangiati dal grande compositore Rogerio Duprat. In tutto, 25 canzoni interpretate dai più grandi interpreti della musica popolare brasiliana. Il successo dell`iniziativa è tale da essere teatralizzato in uno splendido show televisivo della Rede Globo del 1980.



Anche in Italia le poesie diventano un disco, `L`arca` ... e i brani hanno un enorme successo grazie alla splendida voce di Sergio Endrigo e al grande carisma dello stesso Vinicius, che in questa occasione canta in italiano. Canzoni come `L`arca`, `Il pappagallo`, `San Francesco` hanno davvero segnato una generazione, e sono state amate da bambini ed adulti. Oltre a dei deliziosi contenuti la storia dell`Arca di Noé ci mostra come nella moderna cultura brasiliana le favole possono diventare poesia, i poeti cantanti, le poesie canzoni, le canzoni televisione di qualità, la tradizione innovazione senza perdere spontaneità e allegria.



In questo laboratorio in un primo momento verranno ascoltati i brani del disco `L`arca`, saranno poi recitati e cantati i brani e le poesie nell`originale portoghese, e infine verranno raccontate fiabe della tradizione folcloristica brasiliana (anche india e afrobrasiliana) ispirate agli animali che compaiono nell`Arca (le api, il gatto, il pappagallo, la papera, la pulce, la formica, il leone) . A titolo di esempio, si allegano alcuni dei testi italiani delle canzoni:




 

L`arca



Ecco là l`arcobaleno

La colomba l`accompagna

Scorre limpido e contento

Il ruscello di montagna

Sotto il velo trasparente

Della pioggia inargentata

Brilla il sole allegramente

Dal torrente alla cascata

Si apre la porta dell`arca

Ne vien fuori lieta e franca

L`imponente barba bianca

Del prudente patriarca

E Noé vedendo intorno

Tante morbide colline

Dice: Guarda che bel posto

Per piantare le mie vigne.

Scendono tutti di corsa

Gli animali dal barcone.





 

Il Pinguino



Pinguino Pinguì

Vestito così

Hai l`aria importante

Il frac elegante

E` nero fiammante

Col bianco Gilet

Vestito così

Mi sembri un cantante

O un ambasciatore

E come cammini

Mi sembri il ritratto

Del mio professore




 

Il Gatto



Con un bel salto

Lesto e sicuro

Il gatto passa

Dal suolo al muro

Poi ci ripensa

Ed ecco al volo

Passa di nuovo

Dal muro al suolo

Quindi con passo quatto quatto

Fa l`agguato il gatto matto

All`uccellino

Si ferma ad un tratto

Come abbagliato

Poi come un razzo

Schizza di lato

Dalla grondaia

Salta sul tetto

A caccia grossa

di qualche insetto




Infine stanco

Di questa danza

Si fa un bel bagno

Passa la lingua

Sopra la panza

Costi e tempi





 



 

Le date degli incontri di Roma




15 aprile


- Casa dei Bimbi - via Libero Leonardi 153 - Cinecittà Est - M Anangnina - autobus 20

- casadeibimbi@bibliotechediroma.it



22 aprile

- Casa dei Bimbi - via Libero Leonardi 153 - Cinecittà Est - M Anangnina - autobus 20

- casadeibimbi@bibliotechediroma.it



27 aprile

- Bilioteca Pasolini - Viale dei Caduti per la Resistenza 410 (M Eur Fermi 705-706)

- 06/5070335 - l.ledda@bibliotechediroma.it



18 maggio

- Biblioteca Tortora - Via Nicola Zabaglia 27 b

- 6/5746480 - 347/8361844 - m.angradi@bibliotechediroma.it