`O outro lado da rua` del regista carioca Marcos Bernstein con Fernanda Montenegro conquista il premio della Cicae al Festival del cinema di Berlino. Significativa affermazione degli altri film.
nche quest'anno la presenza del cinema brasiliano alla "Berlinale", il Festival internazionale del cinema di Berlino - uno dei più grandi del mondo -, tenutosi dal 5 al 15 febbraio scorsi, è stata significativa, con ampi riconoscimenti da parte della critica e del pubblico e con buoni risultati in sede di mercato. Nella sezione "Panorama" sono stati presentati due lungometraggi, entrambi opera prima: ‘O outro lado da rua', di Marcos Bernstein, e ‘Contra todos', di Roberto Moreira. Nella sezione "Panorama Dokumente" è stato presentato il lungometraggio documentario ‘Fala tu', opera prima di Guilherme Coelho. Nell'ambito dello "European Film Market" (che in realtà ha visto la presenza di compagnie di produzione e di distribuzione e di istituti statali cinematografici di una cinquantina di paesi di tutto il mondo) ha operato il "Grupo Novo de Cinema e Tv", l'impresa carioca di produzione e distribuzione, guidata dall'attivissimo Tarcísio Vidigal, che a partire dagli anni ‘90 è la principale rappresentante del cinema brasiliano nei mercati internazionali nel quadro del programma del governo federale denominato "Brazilian Cinema Promotion". Vidigal ha portato a Berlino 14 nuovi lungometraggi, sia fiction che documentari, li ha mostrati agli operatori del settore nelle proiezioni riservate al mercato e ha concluso numerosi accordi di vendita e distribuzione con compagnie europee ed americane. Commenteremo quindi i film presentati nelle sezioni del Festival e forniremo un excursus critico dei film distribuiti dal `Grupo Novo`.
Fernanda Montenegro
‘O outro lado da rua', del regista carioca Marcos Bernstein (già cosceneggiatore di due capolavori del regista carioca Walter Salles, ‘Terra estrangeira' e ‘Central do Brasil') ha ottenuto il premio della "Confédération Internationale des Cinémas d'Art et Essai (Cicae)". La storia si svolge ai giorni nostri ed è ambientata a Copacabana, il famoso quartiere che si affaccia sulla notissima spiaggia di Rio de Janeiro, che ha la particolarità di essere abitato da moltissimi anziani, di estrazione sociale piccolo borghese o della classe media, tuttora attivi ed estroversi, presenti in gran numero a passeggiare e partecipanti a vari eventi comunitari culturali e ludici (cinema, teatro, bingo, palestre ginniche e altro). ). I due protagonisti principali sono interpretati da due attori leggendari per la loro recitazione e famosissimi, Fernanda Montenegro e Raul Cortez, insieme in un film per la prima volta. La vicenda prende spunto da Regina (Fernanda Montenegro), funzionaria pubblica in pensione di 65 anni, che vive sola nel suo appartamento con l'unica compagnia di una cagnetta. Più che triste, è un po' cinica e francamente annoiata dalla routine quotidiana, ha un carattere brusco e difficile e non nasconde il rancore verso l'ex coniuge (incontra il figlio e il nipotino, ma non mette piede nel loro appartamento per non imbattersi nella persona da cui si è separata).
Tuttavia è una donna che vuole sentirsi attiva e utile e desidera mostrarsi capace, diventando un'informatrice della locale delegacia di polizia: aiuta ad arrestare delinquenti di strada e piccoli spacciatori. Una notte, mentre osserva con il binocolo il condominio più elegante sito di fronte, è convinta di assistere a un oscuro ed inquietante omicidio: un distinto signore sessantenne, dopo aver atteso che la moglie si sia assopita, le pratica un'iniezione e poi più tardi le ricopre il volto con il lenzuolo. Si informa e scopre che il presunto assassino, che ha spiato, è lo stimato giudice in pensione Camargo (Raul Cortez) e che, in effetti, la notte precedente la moglie di quest'ultimo è deceduta. Si reca quindi dal commissario Alcides, ma non viene creduta, in quanto sembra che la moglie del giudice sia deceduta per cause naturali. Da quel momento Regina inizia la sua personale inchiesta e non esita a farsi coinvolgere in un ambiguo rapporto con Camargo che essendo stato lusingato, la corteggia apertamente senza sospettare l'atroce dubbio della donna. I due personaggi iniziano quindi una relazione ambigua che si complica quando Regina si rende conto che Camargo può essere la sua ultima chance di avere un compagno di vita interessante e affettuoso e quando quest'ultimo si sente attratto dall'energia e dall'intelligenza di lei. E la scelta di entrambi diventa difficile quando Regina rivela a Camargo che è un'informatrice della polizia e quando il giudice le racconta che sua moglie, malata da tempo, gli ha chiesto di aiutarla a morire. Il film si avvale, in primo luogo, di un'ottima sceneggiatura, firmata dallo stesso Bernstein e dal `Melanie Dimantas` (peraltro selezionata per il prestigioso laboratorio del Sundance Institute realizzato a Rio nel 2001). Ne deriva un film ricco di sensibilità, con un andamento contemplativo, che delinea emozioni contenute e tratta, senza inutili psicologismi, lo sviluppo dei sentimenti, dalla reticenza all'incertezza, dalla diffidenza alla fiducia.
Bernstein analizzandone le tematiche ha affermato di non aver voluto focalizzare la solitudine degli anziani e nemmeno un vero e proprio thriller quanto piuttosto di aver voluto dimostrare la possibilità, non scontata, per due esseri umani che si sono confrontati nell'equivoco, di poter sviluppare affetto e comprensione superando le apparenze. La qualità del film viene dai suoi tempi giusti, dalla morbida ed ombrosa fotografia di Toca Seabra e dalla musica (essenzialmente piano e violino) di Guilherme Bernstein Seixas. E soprattutto si nota l'ottimo taglio documentaristico e la totale credibilità degli scenari urbani: le strade, la spiaggia e la gente di Copacabana. Fernanda Montenegro e Raul Cortez danno il meglio di loro, assecondando la sicura direzione registica con una recitazione discreta che punta nel comunicare l'essenza dei personaggi. Ad entrambi il pubblico della Berlinale ha tributato una calorosa standing ovation.
‘Contra todos' del regista paulistano Roberto Moreira (già cosceneggiatore del famoso film della regista paulistana Tata Amaral, ‘Um céu de estrelas') è un film molto duro che documenta la sconvolgente realtà dei comportamenti e delle relazioni umane nell'ambiente sociale della favela. Il regista privilegia l'azione negli ambienti chiusi (in particolare l'huis clos costituito dal pacchiano appartamento dove vive la famiglia del protagonista). In questo dramma in cui non esistono vie d'uscita, al di là della tragica e inarrestabile tendenza all'autodistruzione del protagonista e del tradimento reciproco di tutti contro tutti, risalta l'indagine antropologica priva di qualsiasi moralismo. E occorre tener ben presente che non si tratta di denuncia, quanto di cruda rappresentazione di esseri umani che si illudono di far convivere una presunta adesione ai principi di vita religiosi (in questo caso la popolare fede evangelica) con una pratica di violenza assoluta che si esprime nella feroce vendetta e nel tranquillo lavoro di assassinio a pagamento per regolare, su commissione, piccole e grandi faide personali. Nella vicenda, che si svolge in una favela di São Paulo, il protagonista principale è Teodoro, un quarantenne vedovo che apparentemente vive in buona armonia con la nuova compagna Claúdia, giovane e provocante, e con la figlia diciottenne Soninha.
Il manifesto del film `Contra todos`
Tuttavia, nonostante egli mostri pubblicamente la sua fede religiosa (e imponga la recitazione dell'orazione, prima di assumere il cibo, in famiglia) non solo ha un'amante, Terezinha, anch'essa fervente evangelica, ma è un sicario a pagamento che agisce di notte con l'amico afrobrasiliano Waldomiro. Claúdia, a sua volta, ha una storia di sesso con il giovane Júlio, che verrà trovato assassinato. Claúdia, terrorizzata e rabbiosa, fugge di casa e aiutata da Waldomiro si nasconde in un hotel, mentre Teodoro la cerca alacremente, perdendo completamente il controllo di sé. Negli sviluppi successivi, in un crescendo di tradimenti reciproci, ipocrisia, turpi passioni e violenza, Teodoro e Claúdia si elimineranno a vicenda, mentre Waldomiro (che ha saputo manovrare le cose con una certa lucidità), nel finale, sposerà Terezinha con una gioiosa cerimonia evangelica. Moreira, che ha girato il film in digitale, con abili riprese con la cinepresa a mano, usando con efficacia lo spazio scenico e i piani ravvicinati, ha dichiarato di aver costruito i dialoghi con gli attori utilizzando tecniche di improvvisazione. Indubbiamente convincenti sono risultati Giulio Lopes (Teodoro), Leona Cavalli (Claúdia) e soprattutto Ailton Graça (Waldomiro). Nel complesso il regista ha dimostrato una notevole maturità di direzione, un senso del ritmo irreversibile e la piena consapevolezza degli obiettivi drammatici di questo thriller atipico.
‘Fala tu', del giovane regista carioca Guilherme Coelho, già vincitore del Premio alla miglior regia al Festival di Rio del settembre 2003, è un documentario che offre un interessantissimo spaccato della vita di alcuni giovani nelle favelas di Rio. Coelho ha scelto i suoi protagonisti a partire dal loro comune interesse e coinvolgimento nella musica rap afrobrasiliana, un genere dove si condensano oggi le maggiori novità sperimentali, lo spirito di denuncia sociale e la volontà di nuovi orizzonti culturali. Tuttavia dal film (risultato di una selezione di circa 65 ore di riprese) emerge molto di più di una passione musicale, che per i protagonisti è anche fattore di salvezza rispetto alla deriva violenta e autodistruttiva del loro ambiente sociale. Lo spettatore è introdotto nella realtà quotidiana della favela: le relazioni interpersonali, la vita familiare, il gioco del bicho, le radio pirata, la religione, ma anche gli assalti e il narcotrafico. Coelho ha seguito Macarrão, Combatente e Toghum per un periodo temporale di nove mesi tra gioie, entusiasmi, amarezze e tragedie familiari (la morte per parto della moglie di uno dei protagonisti) e ne sono risultati precisi ritratti personali, trattati con sensibilità.
Il musicista Paulinho da Viola
Forniremo quindi alcune note sui 14 films presentati al mercato dal Grupo Novo. I lungometraggi di fiction sono otto. ‘O homen que copiava', opera prima del regista gaúcho Jorge Furtado, è stato recensito nel nostro articolo relativo al Festival di San Sebastian 2003. ‘O caminho das nuvens', del regista carioca Vicente Amorim, ispirato ad una storia vera, racconta l'epico viaggio di 3000 km percorsi in bicicletta di una famiglia sertaneja (un camionista disoccupato e illetterato, la moglie e cinque bambini) dal Nordest a Rio. Pur mostrando sensibilità umana ed antropologica, il film è raccontato con un approccio troppo bozzettistico. ‘Benjamin', della regista bahiana Monique Gardenberg, che ha ottenuto il Premio alla miglior attrice al Festival di Rio 2003 (Cléo Pires) è un interessante viaggio nella memoria di un vecchio attore e modello (il sempre affascinante Paulo José) che rivive il suo amore giovanile degli anni ‘60, all'epoca della dittatura militare, dopo aver incontrato una ventenne solare, ma complicata, che sembra essere la sosia della fidanzata deceduta in quell'epoca. È un film generoso, interessante e a tratti emozionante, quantunque non privo di difetti a livello di sceneggiatura e montaggio. ‘Filme de amor', del regista carioca Julio Bressane (esponente del cinema marginal negli anni ‘60 e ‘70), pluripremiato al Festival di Brasilia 2003, è un film sofisticato che scava nella relazione tra tre amici trentenni, due donne e un uomo, che si ritrovano in un appartamento durante un lungo e afoso week-end. Ricco di simbologia, fascino intellettuale, giochi psicologici e sottile erotismo, il film ripropone la controcultura con radici negli anni ‘60 e ‘70 quale antidoto alla mediocrità della vita quotidiana. ‘Apôlonio Brasil - Campeão da alegria', del veterano attore e regista carioca Hugo Carvana, è una gustosa commedia che ripercorre in flashback la vita gioviale di un famoso pianista, protagonista della bohème notturna a Rio negli anni ‘50 e ‘60. Interpretato dall'ottimo Marco Nanini, il film ricrea scenograficamente ed emotivamente l'atmosfera di un'epoca dolce e di una vita dominata da una filosofia di tolleranza, humor ed eterna ricerca festaiola. Peccato l'assurda complicazione di un intrigo demenziale ai giorni nostri.
‘As alegras camares', opera prima della regista carioca Leila Hipólito, è una commedia in costume leggera e un po' fragile, ambientata nella storica cittadina Tiradentes (Minas Gerais) alla metà del diciannovesimo secolo. ‘O signo do caos', ultimo film del regista carioca Rogério Sganzerla, recentemente scomparso (già esponente anch'egli del cinema marginali) è un'opera vitale e ricca di inventiva che, dopo aver messo alla berlina la censura cinematografica, affronta sarcasticamente il tema della perdita della memoria che viene celebrata nel corso di una scatenata festa musicale. ‘Nina', opera prima del regista paulista Heitor Dhalia, ispirata al famoso romanzo ‘Delitto e Castigo' di Dostoievski, ma ambientata nella São Paulo di oggi, è un film realmente innovativo a livello stilistico (mescola modernissimi cartoon alle immagini, sfrutta angoli di inquadratura estremi, usa lo spazio chiuso con sapiente senso claustrofobico). Dhalia costruisce con credibilità il dramma psicologico della protagonista (la bravissima Guta Stresser) che si sviluppa tra depressione, aggressività, paura, istinto di autodistruzione ed incapacità a farla finita. I documentari sono sei. ‘Glauber o filme, labirinto do Brasil', del regista carioca Silvio Tendler, centrato sui funerali di Rocha, il grande esponente del Cinema Novo, cerca di illustrarne personalità e difetti attraverso varie interviste a suoi amici e conoscenti, registi, attori, intellettuali, politici, ecc. ‘O prisonero da grade de ferro (Auto-retratos)', del regista paulista Paulo Sacramento, è un bellissimo instant movie che fornisce la parola ai detenuti di Carandiru, il mastodontico carcere di São Paulo. Sono i racconti della vita quotidiana e delle vere dinamiche interpersonali e istituzionali che avvenivano dietro le sbarre (in quanto è stato girato un anno prima della recente demolizione del carcere). ‘Garrincha, estrela solitária', del regista cearense Milton Alencar Jr., racconta (intervistando vari personaggi), con una certa enfasi romantica, la gloria e la rapida caduta nella depressione e nell'alcolismo di uno dei più grandi calciatori della storia brasiliana, deceduto prematuramente a 46 anni. ‘Nelson Freire', del regista carioca João Moreira Salles, è uno splendido ritratto del grande e leggendario pianista mineiro che ha suonato come solista con le più importanti orchestre filarmoniche del mondo. Salles lo ha seguito negli auditoria e nei teatri di Brasile, Francia, Belgio e Russia e ha costruito una colonna sonora di pezzi dei grandi compositori di musica classica di tutti i tempi.
‘Paulinho da Viola - Meu tempo é hoje', della regista carioca Izabel Jaguaribe, è un ritratto molto umano e affettuoso del grande e raffinato compositore, chitarrista, e cantante carioca che si esibisce con altri illustri sambisti, ma si racconta anche con tranquillità e senza falsi pudori nella sua vita quotidiana, in famiglia e nei suoi hobbies più comuni, tra cui il bricolage. ‘A margem da imagem', opera prima del regista carioca, trapiantato a São Paulo, Evaldo Mocarzel, è uno straordinario viaggio nelle vite, nei pensieri, nella filosofia e nell'animo dei "moradores de rua", i senzacasa, di São Paulo (si stima siano quasi 9 milioni). Il film vincitore del premio al miglior lungometraggio documentario ai Festivals di Gramado e di Rio 2003, si caratterizza per la sua curiosità sincera e la sua onestà intellettuale e per l'interazione attiva tra il regista e le persone intervistate e seguite. A conclusione del nostro reportage ci pare doveroso citare comunque anche il bel documentario ‘Travelling with Che Guevara' (di cui si riferisce in altro articolo di questo stesso numero, ndr), del giornalista italiano Gianni Minà (già acquistato da Rai 3), presentato all'ultimo momento nella sezione Panorama Dokumente. Si tratta di un vero e proprio backstage del famoso lungometraggio di fiction del regista carioca Walter Salles intitolato ‘The motorcycle diaries' già presentato al recente Sundance Film Festival, patrocinato da Robert Redford, a Denver nel gennaio scorso e selezionato per il prossimo Festival di Cannes del prossimo maggio. Minà ha seguito la troupe di Salles in compagnia di uno specialissimo testimone, il biologo ottantenne Alberto Granado, arrivato da Cuba per ripercorrere il viaggio effettuato da lui stesso in motocicletta in compagnia di Ernesto Che Guevara, nel 1952, attraverso il Sud America, dall'Argentina al Venezuela. Infine, considerando anche per il cinema la logica del Mercosur, che tanto sta a cuore al presidente brasiliano Inacio Lula, occorre menzionare due importanti premi assegnati a Berlino. ‘El abrazo partido', del regista argentino Daniel Burman, presentato in competizione ufficiale, ha ottenuto l'Orso d'Argento, Gran Premio della Giuria (il secondo premio principale). ‘B-happy', del regista cileno Gonzalo Justiniano, presentato nella sezione "Forum", ha ottenuto anch'esso il Premio della Cicae.