Vitalità e professionalità del cinema brasiliano riscontrate ai Festival di Trieste (18-26 ottobre) e S.Sebastian (18-27 settembre)
italità e professionalità del cinema brasiliano attuale sono state nuovamente riconosciute tramite la presenza di alcuni lungometraggi, apprezzati sia dalla critica che dal pubblico, nei recenti importanti appuntamenti europei: il “51° Festival Internacional de Cine de San Sebastian”, svoltosi in Spagna dal 18 al 27 settembre scorsi, e il “XVII Festival del Cinema Latino Americano”, tenutosi a Trieste dal 18 al 26 ottobre. A San Sebastian, uno dei pochi grandi festival internazionali di `categoria A` presenti in Europa, sono stati presentati: `Carandiru`, di Hector Babenco (nella sezione “Zabaltegi – Perlas de Otros Festivales”); `O homen que copiava`, di Jorge Furtado (nella sezione “Zabaltegi – Nuevos Directores”); `O homen do ano`, di José Henrique Fonseca (nella sezione “Horizontes Latinos”).
A Trieste, nell’unico festival di cinema latinoamericano che si svolge in Italia, sono stati presentati: `Concerto campestre`, di Henrique de Freitas Lima, `Viva voz`, di Paulo Morelli e `O General`, di Fábio Carvalho, (tutti in “Concorso”). Inoltre nella sezione “Il cortometraggio in America Latina” sono stati presentati: `Geografia do som`, di Fábio Carvalho, `Ox e Buey` di Edu Felistoque e Nereu Cerdeira; `A janela aberta`, di Philippe Barcinski; `O encontro`, di Marcos Jorge.
Una scena dal film `Carandiru`
Il cinema brasiliano attuale vive un processo di risensibilizzazione, vale a dire racconta storie in una lingua che gli appartiene, scopre e riscopre il Brasile e recupera le identità in un determinato spazio e tempo. In certi casi privilegia una continuità tematica con il cinema degli ultimi quarant’anni o riprende in chiave nuova temi classici: il sertão e la siccità nel Nordeste; i cangaçeiros e il dibattito sull’identità nazionale; la migrazione e il viaggio; l’anima femminile; la tradizionale opposizione fra città e campagna. Ma soprattutto emerge l’interesse ad analizzare, far conoscere e rendere protagoniste le zone di frontiera e le aree di frattura sociale.
Le problematiche della vita urbana, in particolare nelle favelas, le scelte religiose e gli aspetti della violenza (bandidos, narcotraficantes, polizia, giustizia, carceri), sono i temi a partire dai quali si sviluppano le maggiori novità di narrazione e di linguaggio cinematografici. I registi si confrontano con la violenza accettata come orizzonte comune, allo stesso tempo quotidiano e imprevedibile, definito da uno stato di cose che proietta su intere comunità lo scenario delle dispute di territorio nelle guerre tra gang rivali, senza possibile soluzione a medio termine. La connotazione più saliente è la sua varietà, un fatto e un valore al tempo stesso, un quadro multiculturale e una diversità che rendono difficile la caratterizzazione di ben determinati profili stilistici. Prevale l’autore, essendo il fattore determinante per la qualità della produzione, ma regna il pragmatismo, alieno da questioni di principio. Commenteremo i film presentati a San Sebastian.
`O homen do ano`, opera prima del regista carioca José Henrique Fonseca, ha ottenuto una menzione dalla giuria del “Premio Horizontes”, presieduta dal noto regista messicano Arturo Ripstein. Il film narra, con efficaci toni surreali, l’irresistibile parabola sociale di un giovane abitante di una favela carioca (Murilo Benício). Dopo aver giustiziato in strada un piccolo furfante del quartiere che lo aveva schernito, il protagonista, anziché essere arrestato, è complimentato da tutti (polizia compresa). Inizia quindi una carriera di sicario a pagamento per regolare piccole e grandi faide personali, fino ad essere proclamato “uomo dell’anno” dall’associazione dei commercianti. Aprirà un’agenzia “legale” di vigilanza e protezione, ma alla fine sarà scaricato dal suo mentore e dai suoi protettori e non esiterà ad uccidere anche loro.
Una scena dal film `O homen que copiava`
`O homen que copiava`, opera prima del regista gaúcho Jorge Furtado, ha ottenuto il quinto posto nella speciale classifica del “Premio de la Juventud” (su un lotto di 30 film). È una commedia ricca di humor nero che descrive con franchezza e sensibilità un universo di adolescenti e giovani adulti. È la storia di André (Lázaro Ramos), un giovane preto addetto alla fotocopiatrice in una libreria-cartoleria di un quartiere operaio di Porto Alegre. In un lungo prologo egli si racconta in prima persona (voce off), con accenti comici e naïf. Descrive la routine quotidiana del lavoro, i rituali casalinghi con la madre, la sua vera passione, il disegno di cartoon, e il suo amore segreto per Silvia (Leandra Leal) che ha 18 anni e lavora in un negozio di indumenti femminili. Dall’incontro tra André e Pedro (Pedro Cardoso), un commesso trentenne, fidanzato della provocante Marinês (Luana Piovani), collega del primo, nasce una stretta complicità dalla necessità pressante, di entrambi, di ottenere denaro per corteggiare adeguatamente le rispettive innamorate.
Inizia quindi un’esilarante serie di vicende, con rocamboleschi capovolgimenti, che condurrà i quattro protagonisti ad un happy end finale sulla sommità del Corcovado, a Rio, divenuti ricchi e felici, dopo momenti di disperazione e sospetti reciproci. La forza del film sta indubbiamente nell’ottima sceneggiatura che definisce un meccanismo narrativo di calibrati colpi di scena, proponendo un gioco di scatole cinesi in cui ogni chiarimento pare nascondere un inganno. Dopo il prologo, il ritmo diventa rapido e a tratti frenetico, con una continua revisione e riproposizione degli avvenimenti da diversi punti di vista, svelando progressivamente nuovi elementi. Anche l’ambientazione di scarni scenari urbani è preziosa.
`Carandiru`, di Hector Babenco, regista argentino stabilitosi in Brasile fin dal suo esordio, è tratto dal famoso best seller `Estaçao Carandiru` del medico carcerario Drauzio Varella. Narra la vita quotidiana nel carcere di Carandiru, il maggiore dell’America Latina, a São Paulo. È un universo degradato, con un sovraffollamento impossibile. Un medico quarantenne (Luis Carlos Vasconcelos), incaricato di attuare un programma di prevenzione dell’aids, impara a condividere le vicende umane e i desideri di molti detenuti, guadagnandone il rispetto. Fino al terribile massacro del 2 ottobre 1992, con centinaia di morti, attuato dalla polizia e dai militari per sedare una rivolta. Il grande affresco è spezzettato in varie storie individuali con una combinazione di immagini della vita dei protagonisti prima e dopo, nella vita fuori e dentro il carcere. Tuttavia il tono bozzettistico e una narrazione stanca e piatta fanno sì che il film risulti largamente poco incisivo e a tratti apertamente noioso.
Una scena dal film `O homen do ano`
Quanto ai film presentati a Trieste, `Viva voz`, del regista paulistano Paulo Morelli, è una commedia gustosissima, dal ritmo trepidante, che mette alla berlina una certa classe media imprenditoriale caratterizzata dai soliti vizi, la bramosia di denaro, il sesso fedifrago e la sottomissione alla tecnologia più moderna. In questo caso il vero protagonista è un telefono cellulare, quello di Duda, un quarantenne proprietario di una piccola fabbrica. Nel corso di un ultimo incontro con la sua amante, Karina, ambiziosa impiegata della sua stessa azienda, egli vorrebbe porre termine alla relazione, deciso a cambiar vita. Ma, mentre amoreggia con Karina, schiaccia, per errore, il tasto sbagliato del cellulare e, da quel momento, sua moglie Mari, gelosa e vendicativa, segue in collegamento diretto tutte le sue vicende.
In realtà Mari, precipitatasi nell’ufficio del marito, scopre che Duda è stato raggirato, con la complicità di Karina, e gli stanno sottraendo informaticamente l’intero patrimonio finanziario. Ma non è finita, perché nell’ufficio va in scena una sarabanda di azioni e personaggi con tradimenti e sequestri di persona. Morelli ha realizzato una briosa pochade, un “quiproquo” alla brasiliana, dirigendo al meglio il cast (fra gli altri si distinguono Vivianne Pasmanter, Dan Stulbach, Betty Gofman e Graziella Moreto) e mostrandoci anche brillanti trucchi fotografici e di montaggio.
`Concerto campestre`, del regista gaúcho Henrique de Freitas Lima, è basato sull’adattamento di un romanzo del prolifico romanziere Luiz Antonio de Assis Brasil. La vicenda si svolge nel corso della cosiddetta epoca del siglo da charqueada (il periodo compreso all’incirca tra il 1780 e il 1900), quando nello stato di Rio Grande do Sul vi era un ceto latifondista e allevatore di bestiame abituato ai lussi e ai gusti della miglior società europea o carioca. La storia è ambientata in una fazenda nel comprensorio di Pelotas, a quell’epoca uno dei maggiori centri urbani e culturali dell’America Latina, e tuttora città che vanta il maggior patrimonio edilizio ed architettonico neoclassico brasiliano.
Il Major (Antonio Abujamara) è un ricco proprietario terriero, allevatore ed esportatore di carne salata (charque), che, pur sfruttando con fermezza il lavoro degli schiavi negri, è innamorato della musica classica. Egli ottiene la liberazione dal carcere di un puntiglioso e sfortunato maestro di musica e incarica quest’ultimo di addestrare una strana orchestra formata da indios, schiavi negri e girovaghi apprendisti musicisti. Dopo vari sforzi, l’orchestra, dedicata a Santa Cecilia, conseguirà un vero successo. Ma l’inopportuna gravidanza della figlia adolescente del Major, sedotta consenzientemente dal maestro, farà precipitare l’equilibrio psichico del padre.
Dopo una fase di grave decadenza della fazenda, anche a seguito dello scioglimento dell’orchestra, in cui si descrivono con efficacia ed audacia i deliri del Major, la vicenda si conclude con un finale apocalittico, quasi operistico rossiniano. Si tratta di un film di grande ambizione che affronta con dignità una precisa identità culturale, con una messa in scena credibile, frutto di una genuina ricerca etologica e storiografica. Se il tema dominante è stato definito dal regista “l’arte contro la barbarie”, occorre sottolineare la ricchezza di altri motivi, da quello dell’identità femminile, a quello dei rapporti sociali, a quello dei costumi dei diversi gruppi etnici.
`O general`, del regista minero Fábio Carvalho, è un fantasioso omaggio al cinema. La vicenda ha come punto di partenza l’incontro in un appartamento di tre conoscenti che ricordano situazioni quotidiane che hanno vissuto. Originale e a tratti sperimentale, descrive caratteri e sentimenti attraverso il filtro dell’esperienza e della memoria. Nel corso del Festival di Trieste è stato anche presentato, ai critici e al pubblico, il nuovo libro “Alle radici del cinema brasiliano”, a cura di Gianluigi De Rosa, ricercatore dell’Isla. Si tratta di un compendio di saggi di critici brasiliani tra i più noti e italiani (De Rosa, Cipolloni e Ottone) che analizza le varie fasi del cinema brasiliano dalle origini agli Anni ‘90.