Apprezzato da critica e pubblico, Marcos Sacramento non ha ancora il grande successo commerciale. Ma dalla qualitą del suo lavoro emerge un musicista interessante, che "Musibrasil" ha intervistato.
logiato dalla critica, apprezzato dal pubblico, Marcos Sacramento non ha ancora incontrato il grande successo commerciale. Da molti considerato un volto nuovo della musica brasiliana e in particolare del samba, l'eclettico cantante di Niterói ha invece alle spalle oltre vent'anni di carriera. Al suo attivo sei dischi come solista (l'ultimo è l'ottimo "Sacramentos", di quest'anno, con temi di Noel Rosa, Baden Powell e di alcuni giovani compositori), oltre a una serie di partecipazioni a colonne sonore e a lavori altrui o di gruppo. Messosi in luce nell'ultimo decennio grazie alla generale riscoperta del circuito sambistico della Lapa carioca, Sacramento in realtà viene dal rock. Fu la voce, infatti, dei Cão sem dono, band che negli anni del dopo-dittatura animò la scena progressiva di Rio de janeiro. Con loro giunse a incidere, nel 1986, un lp compacto, con tre canzoni per lato.
Qui sopra e nelle immagini successive: Marcos Sacramento
Intrapreso il cammino di interprete sul finire degli anni 80, il vocalista ha calcato i palcoscenici delle più importanti casa de show di Rio, dal Circo Voador alla Sala Funarte, portando i suoi spettacoli in giro per il Brasile e, a partire dagli anni 90, in alcuni paesi europei. Tra le sue collaborazioni, quelle con Clara Sandroni, Rita Peixoto, Marcos Suzano, Guilherme de Brito, Paulinho da Viola e Elton Medeiros. Per lui pure esperienze teatrali e televisive, tra cui l'apparizione nella novela "Kananga do Japão", dove interpretava il cantante Orlando Silva. E anche un album pubblicato in Francia, "A modernidade da tradição" (1997), premiato dalla stampa transalpina. Il brano "Cai dentro", tratto dal suo più recente cd, è stato incluso nella compilation "Brasil!", appena uscita in Italia su etichetta Rai Trade.
Raggiunta la maturità artistica, Marcos Sacramento non intende rimanere un segreto gelosamente custodito, ma desidera trasformarsi in una piacevole sorpresa. Una delle tante che la música popular brasileira costantemente riserva. Come ha confessato a "Musibrasil" nell'intervista qui di seguito.
In quale momento ha deciso che Marcos Sacramento sarebbe diventato un cantante?
«Quando capii che non mi restava altra scelta. Non mi interessava nient'altro, nessun'altra professione. Accadde abbastanza presto. A dieci o undici anni, infatti, ascoltavo Elis Regina e imitavo i cantanti che vedevo in televisione, già avendo la certezza che sarei diventato uno di loro. A quell'epoca le emittenti brasiliane producevano e trasmettevano molti programmi e festival musicali, era una grande opportunità per i giovani».Come definirebbe, in generale, la condizione di artista?
«È un modo di essere, una scelta di vita e, allo stesso tempo, un lavoro. Il carattere ludico di questa attività, in particolare se la si osserva dall'esterno, la fa apparire come un "non lavoro", come qualcosa di divertente, di fondamentalmente ricreativo. In realtà sotto certi aspetti lo è, ma il piacere di fare musica, soprattutto al giorno d'oggi, non è sufficiente a caratterizzare un buon artista».
Che serve, oltre a ciò?
«È necessario avere talento in molti campi, essere poliedrici e sapersi amministrare molto bene. La spontaneità è d'obbligo, ma non si tratta di un gioco. Divertirsi non basta, per gestire una carriera ci vuole professionalità».
Lei viene generalmente classificato come «cantante di samba». Trova appropriata questa definizione?
«Affatto. La trovo, al contrario, molto limitativa. Anche perché fondamentalmente non mi considero un sambista nel senso stretto del termine. O perlomeno non credo di essere solo quello. Diciamo che da un certo tempo a questa parte mi sono accomodato sotto l'ala protettiva del samba. Sono comunque sempre pronto per nuovi viaggi, sento di far parte di un universo musicale più ampio e coinvolgente».
Muoversi nel mondo del samba le ha insegnato qualcosa?
«Indubbiamente ho imparato molto negli ultimi quindici anni, in massima parte trascorsi su questa scena. La mia evoluzione è stata nitida, con il samba ho affinato la mia tecnica vocale al punto tale da sentirmi padrone del mio "strumento" e assolutamente a mio agio in quello che faccio».
Qual'è il criterio che oggi applica nella scelta di un brano da interpretare?
«A volte mi appassiono intensamente, mi innamoro di una canzone. Altre volte si tratta di decisioni più ponderate. Penso costantemente a cosa interpreterò in futuro e mi pongo sempre domande sulla bontà di quello sto facendo in un determinato momento. La scelta del repertorio, per un professionista, è un lavoro molto delicato. Sono generalmente combattuto tra questi atteggiamenti, quello irrazionale e quello razionale».Alla fine prevale l'istinto o la pianificazione?
«Cerco di raggiungere un equilibrio tra le due cose. Non trovo giusto rinunciare a lasciarmi guidare da un'intuizione, visto che in passato ho avuto parecchie soddisfazioni in questo senso. Con la maturità e l'esperienza, tuttavia, ho imparato a credere anche alla programmazione».
Segue il lavoro dei suoi colleghi?
«Frequento molti locali dove si fa musica dal vivo, vado a parecchi concerti, ascolto interpreti maschili e femminili, strumentisti, gruppi e band di ogni tipo».
Esiste un artista brasiliano che apprezza in modo particolare?
«Senza dubbio ve n'è più d'uno. Il mio ego però si trova attualmente in una fase molto riflessiva. Sto convivendo con una sensazione del tutto particolare. È un momento introspettivo che potrei descrivere usando una semplice ed efficace frase di Caetano Veloso. Come dice lui, vivo "nudo con la mia musica"».
Qual'è la sua opinione sul futuro dell'industria discografica in Brasile?
«Il prodotto dell'industria discografica mondiale, non solo qui, è in crisi. Sempre nuove realtà appaiono sul mercato, sospinte dalla costante innovazione tecnologica. Devo ammettere di saperne ancora poco, sull'argomento. La mia impressione, in ogni caso, è che il problema delle grandi case discografiche sia la costante e irrinunciabile ricerca dei grandi numeri. Un circolo vizioso da cui è difficile uscire, una logica impossibile da abbandonare. Per le major questo è unicamente un business e come qualunque altro business deve dare lucro, subito».
Lei si è da tempo affidato a un'etichetta indipendente, vero?
«Si, ho realizzato i miei ultimi lavori per Biscoito Fino, una realtà dove hanno trovato spazio parecchie icone della musica brasiliana, in fuga dalle grandi case discografiche. Ciò è sinonimo del mutamento, anche se in realtà ci troviamo tutti nell'occhio del ciclone, grandi e piccoli. Penso che dovremo avere pazienza e aspettare che l'uragano si plachi. Allora potremo fare la conta dei danni e vedere quali saranno stati i cambiamenti veramente significativi».
Secondo lei, quale dovrebbe essere la relazione tra musica e politica?
«Se si riferisce a giochi di palazzo o dispute tra partiti, ne sono totalmente estraneo. Non critico chi presta la propria figura o la propria musica a campagne elettorali o a movimenti politici. Personalmente, però, non mi va di associare il mio nome a quel candidato o a quel partito. Se invece vogliamo parlare di idee e opinioni, che rappresentano l'espressione più pura dell'attività politica, allora sono completamente a favore che vengano espresse, anche e soprattutto da un artista».
Lo considera un dovere?
«Ritengo sia un diritto. Il dovere, semmai, è quello di applicare determinate cautele. Prima di essere un cantante, sono un uomo che vive nella società e come tale posso esprimermi su di essa. Essendo un personaggio che si espone pubblicamente, tutto quello che canto e dico ha però un valore diverso. Chiunque possa in qualche modo influire sulla vita degli altri, sui loro costumi, sul loro modo di vivere deve essere ben conscio di questo suo potere, piccolo o grande che sia. Trovo sia un argomento molto delicato, che meriterebbe approfondimenti, magari in un'altra sede».
Rio de janeiro è la capitale della música popular brasileira?
«Rio è un crocevia di influenze. Sì, secondo me Rio continua ad essere la vera capitale musicale del Brasile, come lo era all'inizio del XX secolo e poi durante l'epoca della Rádio Nacional. È a causa del samba, l'espressione più evidente della cultura popolare del nostro paese. Un genere che, negli anni 90, è tornato prepotentemente di moda. E la tendenza, ancora una volta, è partita da qui.».
Come si vive a Rio?
«Come in qualunque altra metropoli del mondo. Ma con qualcosa in più, che altre città non hanno: il Pão de açucar, proprio nel mezzo».
Vuole parlarci delle sue esperienze europee?
«La mia carriera europea è solo agli inizi, non ho ancora sfruttato totalmente questa possibilità né sondato appieno la ricettività del pubblico nei miei confronti. Posso dire di essere stato accolto molto calorosamente nei posti dove mi sono esibito, ad esempio in Portogallo o in Francia. Nel corso degli ultimi anni ho cantato al festival di Sanary e alla "Fête de la musique" di Parigi. L'amore degli europei per la musica brasiliana è un sentimento di vecchia data. Di questo mi sono reso perfettamente conto».
Cosa si aspetta dal futuro?
«Mi attendo innanzitutto un nuovo disco, nel 2008. Appena avrò un momento di pausa comincerò a ragionarci sopra. In questo periodo sto ancora promuovendo l'album "Sacramentos". E poi, chissà? Dopo essermi tuffato nella purezza del samba carioca, aspettatevi di tutto. Me aguardem!».
Il sito del musicista: http://www.marcossacramento.com.br
10.12.2007