Joã Nogueira, principe del samba

"Espelho". Nello scenario un po’ derelitto e negletto degli anni 70, si staglia luminosa la traiettoria artistica di Nogueira. Che ha incarnato lo spleen tropicale contenuto nei samba migliori.

Nello scenario un po' derelitto e negletto del samba degli anni '70, si staglia luminosa la traiettoria artistica di João Nogueira, che ha sempre mantenuto una cifra stilistica del tutto riconoscibile, e con la propria  voce nasale ha incarnato perfettamente lo spleen tropicale contenuto in tanti dei samba migliori.

La copertina del disco

La copertina del disco

Il disco "Espelho" può costituire esempio perfetto di quello che si tenta di esprimere, poiché, assieme al complementare "Alem do espelho" del 1992, ideali parentesi a incorniciare una carriera sempre ad alto livello, contiene alcuni dei vertici della carriera del cantante, a partire dal delizioso samba de breque "Malandro J.B", composto da Nei Lopes e Renato Barbosa, o l'antologica "Wilson, Geraldo e Noel", scritta da lui stesso e dedicata a tre grandi, non solo del samba, ma della cultura popolare brasiliana tout-court, che si chiude con una doverosa citazione di "Conversa de botequim".

Le altrettanto riuscite "Pimenta no vatapà", che apre il disco, "Espere oh! Nega", ambedue composte dal nostro eroe, autore della prevalenza delle musiche del disco, o enredos come "Apoteose ao samba", forniscono appropriato esempio di un artista che non scelse mai di incarnare uno stile macchiettistico, ma mantenne sempre un'invidiabile coerenza artistica, e un'intensità interpretativa fuori del comune, adorato, anche come autore, da solo o assieme alla sorella Gisa Nogueira, da artisti come, tra gli altri, Nostra Signora Clara Nunes.