Il fascino misterioso della morna

Nella suggestiva e confidenziale cornice del locale bolognese Blue Inn, il 9 marzo si è tenuto il concerto di Tété Alhinho, in Italia per una breve tournée di presentazione del suo ultimo cd.

Nella suggestiva e confidenziale cornice del locale bolognese Blue Inn, il 9 marzo si è tenuto il concerto di Tété Alhinho, in Italia per una breve tournée di presentazione del suo ultimo disco. Rispetto al suo lavoro in studio, sul palco Tété si presenta accompagnata da chitarra, basso, pianoforte, percussioni e batteria in un concerto parzialmente incentrato sul repertorio del suo ultimo disco, sia pure con numerose divagazioni. La musicista capoverdiana sul palco vale da sola il prezzo del biglietto per la sua verve e la generosità. E la voglia di dialogare con il pubblico, nonostante le barriere linguistiche da lei superate abilmente utilizzando una specie di esperanto spagnolo-portoghese-italico e riuscendo a farsi capire molto bene. 

 

La copertina del disco `Voz`, pubblicato in Italia

La copertina del disco `Voz`, pubblicato in Italia

Il concerto dipana vari registri emotivi, passando dalla morna alla coladeira con frequenti puntate nel batuque, ritmo rurale che a Capo Verde sta urbanizzandosi e mutando forma. Quasi subito viene raggiunta sul palco dalla figlia Sara, talentuosa autrice-attrice-ballerina di musiche popolari capoverdiane, che con la sua voce dal timbro ancora un po’ acerbo - data la giovane età - impasta con la madre un amalgama ben saporito, come si ha modo di apprezzare subito ascoltando “Carabiloche”, una valsa-contradanza già presentata assieme alla figlia nel breve showcase pomeridiano nel più raffinato negozio di dischi della città. 

 

Il concerto tiene ben alto il tenore emotivo dell’audience, seducendo con semplicità, e si chiude con un “Finaçon”, esempio non tanto musicale quanto testuale di filosofia popolare spicciola, in duetto con Sara e in forma di batuque, prima dell’obbligato bis, costituito dalla notissima “Sodade”. Nata a Mindelo, Tété dichiara a `Musibrasil` di avere sempre ascoltato di tutto, al punto che una delle prime canzoni di cui ha ricordo era proprio brasiliana. «Del resto - precisa - c’è sempre stato un legame molto forte tra Capo Verde e Brasile, costruito purtroppo sull’enorme flusso di schiavi portati dalle navi che spesso facevano l’ultimo scalo a Capo Verde prima di salpare per il Brasile e l’America Latina. Anche Cuba ha avuto un ruolo importante nella mia formazione musicale, mi ha regalato molto in termini di diversità e varietà di ritmi. A Mindelo c’era una radio che trasmetteva musica cubana, e io la ascoltavo sempre». 

 

Tété Alhinho con Ferro Gaita

Tété Alhinho con Ferro Gaita

Con la musica nel sangue, la cantante non ha avuto problemi ad ascoltare tutta quella che le si è proposta di volta in volta, prendendosi tutto il tempo per metabolizzarla. Ha sempre cantato, sin da piccola, ma non ha pensato di entrare subito in studio di registrazione, preferendo dedicarsi principalmente alla famiglia. «Poi, quando la più piccola delle mie figlie è cresciuta un po’ - racconta - mi sono concessa più tempo per la mia carriera, e nel 1988 ho inciso il mio primo disco solo. Ma il Brasile è rimasto sempre sullo sfondo, visto che io e mio marito abbiamo là amici che operano in un circuito di radio alternative che mi fanno conoscere molta musica indipendente locale».



Nel ’74 Tété va Cuba, dove vive per qualche tempo, contribuendo a organizzare un festival di salsa a Mindelo. Tre anni dopo entra nei Simentera. «Per un certo periodo quando abitavo in Portogallo ho anche cantato in un gruppo che faceva della bellissima salsa, chiamato la “Sonora de Lisboa” - ricorda la cantante - e lì ho potuto esprimere il mio amore per Cuba e la musica latina in genere, anche se io mi sento profondamente capoverdiana, e cerco di esprimerlo anche sul palco».



Tété diventa nota ai più per essere la principale voce femminile di quello straordinario collettivo capoverdiano detto Simentera, condotto da Mario Lucio. Rispetto a quel progetto, il suo nuovo cd `Voz`, distribuito ora anche in Italia, si distacca per un uso premeditato di una strumentazione scarna, che si riduce quasi sempre a duetti di chitarra e voce, quasi una versione di morna da camera, più intimista di quella eseguita sul palco. L’esito pone in risalto la bellissima voce di Tété, calda, vellutata, leggermente roca, estremamente femminile, che nasce dai chakra più vicini alla terra, senza l’inutile filtro delle circonvoluzioni cerebrali. 

 

Un`altra immagine della cantante

Un`altra immagine della cantante

Il disco richiede alcuni momenti di adattamento e rischia di apparire al primo ascolto un po’ monotono, ma solo per l’ascoltatore disattento. Chi avrà la pazienza di metabolizzare brani come lo splendido “Funk Palina”, ninnananna adulta, eseguito anche dal vivo, verrà ripagato dall’ingresso nel mondo poetico di Tété, in cui il processo di sottrazione (di strumenti) esalta, paradossalmente ma neanche tanto, le raffinate melodie e la grana della sua voce, di cui si diceva sopra. Vi sono anche momenti più ricchi di orchestrazione e strumentazioni, come nel son cubano che chiude il disco, `Dia c’Tchuva Bem`, memore dei trascorsi latin jazz di Tété, sia a Cuba che in Portogallo. 

 

Anche in questo lavoro non mancano le composizioni di Mario Lucio, che dimostra sempre una invidiabile continuità di scrittura di alto livello, come in “Princesa”, “Tema” o anche nel brano che dà il titolo a tutto l’album. Un disco in cui si incarna una lunga e continua opera di indolente e malinconica seduzione, ideale complemento di un concerto ricco e coinvolgente. 

 

 

Tété Alhinho - `Voz` - World Connection-Egea - 2004 - 43043 - 49’09” - ****