La favola vera di Ale e Dani

Alessandro Andreini e Daniella Poli, conosciutisi attraverso `Musibrasil` di cui sono collaboratori, raccontano come hanno trasformato la loro amicizia virtuale nella storia della loro vita.

Alessandro Andreini e Daniella Poli, un italiano e una brasiliana conosciutisi attraverso `Musibrasil`, di cui sono attualmente collaboratori, raccontano come hanno trasformato la loro amicizia virtuale nella storia della loro vita.

Qui sopra e in basso: Alessandro Andreini e Daniella Poli

Qui sopra e in basso: Alessandro Andreini e Daniella Poli

 

Daniella. Per un giornalista parlare di sé è molto difficile. Le storie che raccontiamo sono quelle delle altre persone, mai le nostre. Per questo ho avuto qualche dubbio quando Fabio Germinario mi chiese di parlare del nostro matrimonio, di come io e Alessandro ci siamo conosciuti ed avvicinati. Non è una storia comune, è piena di momenti inaspettati. Quindi, perché non scrivere su un fatto positivo, quando riceviamo tante brutte notizie, di dolore, tristezza, rivolta? Anche così è complicato scrivere quello che si vuol dire e trovare il modo di dirlo. La storia parte dalla mia iscrizione alla lista di discussione `Musibrasil`. È accaduto due anni fa, durante il Forum sociale mondiale tenutosi qui, a Porto Alegre. All'ultimo minuto volli offrire il mio appartamento al Comune nel quadro dell`iniziativa `Ospitalità solidale` a favore dei partecipanti all'incontro. L'unica richiesta che feci fu che la persona che avevo intenzione di ospitare fosse italiana, cosicché io potessi esercitare la lingua dei miei avi. Solo che il mio ospite, di Milano, era un appassionato del Brasile e conversava solo in portoghese. Proprio per questo interesse si era iscritto a Musibrasil. Mi mostrò al computer qui in casa come funzionava la lista e mi iscrissi a mia volta, attratta dalla possibilità dell'interscambio culturale. Quando potevo davo suggerimenti sui siti, inviavo notizie, tentavo di collaborare con i «colleghi» che avevano dubbi, che avevano bisogno di qualsiasi tipo di aiuto. Come quando, per esempio, risposi a una domanda che riguardava l'installazione di Icq, programma di messaggi instantanei. 



Alessandro. Anche io, che giornalista non sono, ho difficoltà nel descrivere la nostra storia. Ancor più trattandosi di una storia di sentimenti. Tuttavia la particolarità di questo «fatto realmente accaduto» fa sì che non possa essere limitato a chi lo ha vissuto di persona e dunque, nonostante la mia riservatezza, ho accettato di cuore di raccontarlo: le buone notizie sono sempre più rare in questo mondo... Ho conosciuto "Musibrasil" l'unica volta in cui, dopo due anni di Internet, ci sono entrato senza cercare notizie sul Brasile: ma capitato per caso sul sito della Rai, il nome della trasmissione di Max de Tomassi,  "Brasil", non passò inosservata e non seppi resistere. In quella pagina vi era un riferimento a una rivista elettronica italiana che parlava del paese sudamericano da me amato da più di due decadi. i. Successivi contatti con il suo direttore fecero sì che mi iscrissi alla lista di discussione diventando successivamente redattore della rivista stessa. Nel marzo 2003 chiesi aiuto alla lista poiché dovevo installare il programma di chat Icq. Tra le varie persone che mi risposero, anche una brasiliana di chiare origini italiane: Daniella Poli.



Daniella. Ero iscritta da poco più di un mese quando iniziai a parlare con Alessandro. Era un'amicizia virtuale in più nella quale si parlava di viaggi, con io che elogiavo molto l'Italia, conversavo sulle mie origini che mi inorgogliscono e di squadre di calcio, la qual cosa generava molte prese in giro dato che in Brasile apparteniamo a tifoserie rivali. Apparentemente avevo più affinità con altre persone. Per esempio cercai di aiutare un iscritto a fare pace con la fidanzata brasiliana. In un`altra occasione tradussi in portoghese, per conto di un italiano che si stava per sposare con una paulista, un'emozionante lettera che questi aveva scritto per i genitori della futura moglie. Alessandro, nonostante fosse più distaccato, mi trasmetteva una sensazione di pace ogni volta che vedevo il suo nome lampeggiare nell'Icq. Bene, passarono sei mesi di scambi di messaggi su argomenti generali fino a quando non iniziammo a parlare di noi stessi. Non so spiegare il come né il perché, ma in lui vidi un amico a cui facevo confidenze che mai avrei avuto il coraggio di dire nemmeno a quelli più vicini che conoscevo da anni. Ale mi passava una serenità e una fiducia impressionanti.



Alessandro. La conoscenza con Daniella si approfondì attraverso il calcio: i miei commenti sul campionato di calcio brasiliano erano spesso supportati dalle informazioni che la nuova amica mi inviava. Da ciò evinsi quali erano le sue squadre del cuore in Italia e in Brasile. Se su quella italiana c'era una felice convergenza di tifo, su quella brasiliana le nostre strade si dividevano nettamente. Anzi, per essere preciso la mia seconda squadra in ordine di tifo in Brasile era la maggior rivale della squadra del cuore di Dani. Ma questa divisione, per incredibile che possa sembrare, invece di allontanarci ci unì. Meglio ancora, io imparai nuovi termini portoghesi aventi come tema il tifo ed il linguaggio a esso correlato. Ma non era evidentemente solo per questioni calcistiche che continuavamo a inviarci messaggi. Piano piano cominciammo a parlare di noi stessi con molta naturalezza. Il fatto che io non volessi conquistare nessuno mi portava a essere molto franco, senza la paura tipica di voler per forza ottenere l'approvazione dell'altra parte. Anche lei lo era con me e finimmo con il raccontarci le nostre vite con maggiore sincerità possibile. Quello che mi colpì in maniera marcante era il fatto che spesso rispondevamo a domande che l'altro ancora non aveva fatto e che spesso anticipavamo un pensiero che stava nascendo a circa dodicimila chilometri di distanza.



Daniella. È impressionante! Che magia è questa che fa sì che qualcuno che non conosciamo - e con il quale abbiamo contatti da così poco tempo - abbia tutta questa affinità con noi stessi? È assolutamente reale quello che è accaduto, nonostante sia difficile da credere. Tenterò di essere chiara per dare un'idea di questa fantastica connessione di menti. Stavo scrivendo una mail su un determinato argomento quando vidi l'indicazione sul monitor del computer dell'arrivo di un messaggio nella mia casella postale. Prima di vedere il mittente e di leggere, terminai il messaggio e lo inviai ad Alessandro. Quando andai a vedere la nuova mail, mi accorsi che era proprio di Alessandro e parlava dello stesso argomento di cui avevo appena terminato di scrivere: oltretutto il messaggio chiariva un dubbio che avevo. E ciò accadde varie e varie volte. Simili coincidenze si ripeterono successivamente, per telefono e di persona, come indovinare ciò che all'altro piaceva vedere o fare. Credo che l`abitudine a mostrare sempre la nostra vera faccia fosse dovuta proprio al fatto di non voler piacere a tutti i costi o di non avere paura del giudizio che l'uno avrebbe avuto dell'altro. Appariva il lato bello di ognuno, è chiaro, ma non ci nascondevamo il lato brutto che tutti abbiamo. Tutto ciò fece sorgere una volontà naturale di conoscersi di persona. Io non potevo andare in Italia in quell'epoca - inizio del 2004 -. Attraverso di me Ale superò la paura di volare e prenotò il viaggio per marzo. Purtroppo non sarebbe stata quella l'epoca in cui ci saremmo conosciuti. Ci fu un problema che ci allontanò e Alessandro finì per andare a Rio de Janeiro invece di venire a Porto Alegre.




Alessandro. Per far sì che l'interesse che nutrivo per il Brasile avesse il suo pieno completamento mancava il contatto diretto: il viaggio, insomma. Ma la mia paura dell'aereo e in generale di tutto quello che l'uomo non può svolgere naturalmente impediva che l'incontro Alessandro - Brasile si consumasse. Non che mancassero persone che spingevano perché ciò avvenisse; e nemmeno persone che mi potevano ospitare e guidare nel paese sudamericano. Ma l'unica che a seguito di interminabili telefonate e chattate notturne riuscì a convincermi, fu Daniella. La notizia del mio viaggio sorprese un po` tutti quelli che mi conoscono. Non che la paura fosse scomparsa: tutte le volte che passavo davanti a uno specchio mi fissavo negli occhi facendo un duro lavoro di autoconvincimento. Per me era tutta una cosa nuova, compreso l`acquisto dei biglietti. Ma fu tutto brillantemente superato fino a che, a un mese e mezzo dal viaggio, sorsero alcuni problemi anche logistici. Ma ormai ero deciso, anche perché se si inizia a rinviare un'opportunità probabilmente questa non si ripresenta. Ero deciso ad andare a São Paulo da alcuni miei amici, ma altri di Rio de Janeiro - già in parte delusi dal fatto che avevo preferito Porto Alegre alla loro città - iniziarono una specie di rivolta. Con molto affetto fui forzato a cambiare la mia destinazione verso la cidade maravilhosa. Ed ecco che, infine, il mio primo contatto con il Brasile fu con la classica meta di Rio de Janeiro. La visita, molto ben guidata, con affetto e comprensione nei confronti di un marziano venuto da lontano come me, mi fece respirare dal vivo le varie facce di Rio. E con esse, le varie facce del Brasile.



Daniella. Nonostante l'allontanamento, seguii in silenzio il viaggio di Ale, leggendo una specie di diario che lui scriveva su un blog. Non sapevo se mi sarei riavvicinata a lui, finché al suo ritorno in Italia sorse un'opportunità che colsi al volo. Oggi capisco che quello che ci legava era così forte che niente poteva romperlo. Niente! Questa opportunità mi portò a tornare nella terra di origine della mia famiglia. Partii per l`Europa attratta da un progetto di Musibrasil, l'organizzazione di una festa gaúcha (riferita al Rio Grande do Sul, il mio stato) che mi entusiasmò. Fu inevitabile conoscere Alessandro. Nonostante il comprensibile e atteso gelo iniziale di due persone che si sono appena - realmente - conosciute, la nostra affinità riapparve poco a poco in maniera naturale, senza forzare. In Toscana iniziammo ad andare oltre l'amicizia, senza sapere di sicuro dove questa relazione ci avrebbe portato. Mi sentivo molto bene insieme a lui, come se ci conoscessimo da molto tempo. Visitammo vari posti della regione. Con quel magnifico scenario, per via delle parole che ci dicevamo, del modo in cui ci muovevamo, tutto, tutto contribuiva al fatto che molte volte quello che stavamo vivendo sembrava facesse parte di una sceneggiatura di un bel film. Può sembrare esagerato per chi vede la cosa da fuori, ma era esattamente come mi sentivo, anche quando giunse il momento di lasciarci all'aeroporto, all'ora del mio imbarco: mi girai all'improvviso per dargli ancora un abbraccio, ancora un bacio. Solo allora continuai a camminare, senza riuscire a guardare indietro, senza riuscire a vedere Alessandro che si allontanava. Passammo solo una settimana insieme, ma per me fu sufficiente per scoprire in lui l'uomo della mia vita.



Alessandro. Essere in macchina da solo, durante il viaggio che da Milano mi riportava verso Pescia, era una sensazione veramente strana: per una settimana accanto a me c'era stata quella famosa Daniella che avevo conosciuto attraverso la rete. Una settimana durante la quale le avevo fatto da guida attraverso la mia meravigliosa Toscana, scoprendo luoghi anche a me totalmente sconosciuti. Ma non era certo la parte turistica quella rimasta in me per tutto quel tempo passato. Era quella ragazza che mi apparve in azzurro all'aereoporto milanese, che era rimasta dentro di me. L'attesa fu ulteriormente allungata per via di un notevole ritardo dell'aereo e per via di un funzionario di dogana eccessivamente pignolo che la bloccò, spaventandola. Era quella faccia che rispecchiava proprio quella paura, sommata alla stanchezza ed alla felicità di essere arrivata, che si presentava al sottoscritto. Con un vestito a maniche corte, sembrava lei l' "indigena", mentre io - reduce da un'influenza - indossavo vestiti da pieno inverno. Feci alloggiare l'amica in un hotel vicino a casa mia. Amica era la parola con cui presentai Daniella alla famiglia: amica era quella donna che mi apparve a Malpensa. Amore era quella donna che, una settimana dopo, da Malpensa scomparve per tornare a casa sua. Casa che avrei conosciuto nell`agosto successivo.



Daniella. Tornai dall'Italia molto più ricca, ricchezza di cose che non potevo toccare e che nessuno mi può rubare: l'amore per Alessandro, il fascino della sua meravigliosa famiglia - persone con cui pure ebbi un'affinità impressionante - e le magiche passeggiate che facemmo insieme, dove lui mi mostrò i luoghi che più amava. L'incredibile di queste visite fu vedere personalmente quello che immaginavo attraverso quello che Ale mi descriveva per e-mail, come l'estremità del molo di Viareggio, punto che ha un significato speciale per Alessandro e che adesso lo è anche per me. La mancanza della sua presenza fisica fu molto forte. Né le e-mail, né le telefonate alleviavano il dolore di non averlo vicino. Sapevo che sarebbe venuto in agosto, ma il tempo sembrava non passare. L'orologio ed il calendario mi davano l'agonia del conto alla rovescia che non arrivava mai alla fine. Ma arrivò. Tremavo al vedere l'aereo atterrando, pensando che stava portando l'unico uomo che io abbia mai amato fino ad oggi. Unico, nonostante la mia età: non avevo mai provato qualcosa di simile prima di ora. Così come mi conquistò, conquistò i miei amici, la mia famiglia, la mia nipote di sette anni che ormai lo chiamava già "zio" (e conquistare un fanciullo così rapidamente non è facile). Io ero in ferie e durante due settimane gli mostrai un pò del mio stato e un pò dello stato di Santa Catarina. Due giorni prima del suo ritorno in Italia, percepì ancora una volta che non potevo starmene qui senza il mio amore. Seppur con poco tempo a disposizione, telefonai ad una agenzia di viaggi e cercai di trovare i biglietti. Non so come ci sono riuscita, ma ce la feci. Passammo ancora due settimane insieme. Conobbi altri suoi parenti, persone incredibili che mi affascinarono. Là prendemmo una decisione: non potevamo più rimanere separati. Un mese doo la mia partenza per il Brasile, Alessandro avrebbe lasciato la famiglia, il lavoro, tutta la vita in Italia, per iniziarne una nuova con me a Porto Alegre. Pur sapendo questo, tornare sola fu una grande sofferenza. Di nuovo stava per iniziare un angustiante conto alla rovescia, dal sette di settembre all'otto di ottobre. 



Alessandro. Ormai l'aereo e gli aeroporti non erano più luoghi per me sconosciuti. Per la terza volta in pochi mesi rieccomi ad affrontare un altro viaggio. Anzi, il viaggio. Ormai era chiaro che non potevamo più stare lontani. Le uniche che potevano godere di ciò erano le rispettive compagnie telefoniche alle quali contribuimmo a fare avere un lucroso incasso. Era altrettanto chiaro che uno dei due doveva lasciarsi tutto alle spalle e iniziare una vita nuova, piena di incognite ma con una certezza: quello di non essere più solo. Per varie ragioni, e per varie coincidenze che continuavano ad accadere, decidemmo che chi doveva iniziare da zero una seconda vita, ero io. L'appoggio della mia famiglia e il sapere che anche la famiglia di Daniella era dalla nostra parte contribuì notevolmente a questa vera e propria rivoluzione. Ancora non sapevo cosa mi aspettava e tuttora non lo so. Ma già la città di Porto Alegre mi aveva ben accolto ad agosto e certamente lo avrebbe fatto anche adesso. Ci sono momenti della vita in cui le decisioni non aspettano tempo. Adesso dovevo abbandonare tutto per trovare un altro tutto. Non si trattava soltanto di abbandonare la propria terra, anche perché il Rio Grande do Sul ha spesso somiglianze con la mia Toscana. Senza dimenticare che io andavo in Brasile, terra che avevo scoperto e amato dal 1980. Però avrei dovuto tralasciare le mie abitudini, il sapere dove mettere le mani e a chi chiedere aiuto in caso di bisogno. E soprattutto avrei dovuto lasciare le persone che ho da sempre amato. Questo sì che è stato duro. Ma come dice Vinícius de Moraes, não há nada sem separação. Niente esiste senza separazione. 



Daniella. Finalmente arrivò il giorno otto di ottobre. Ed eccomi all'aeroporto di Porto Alegre dove, letteralmente, tremavo aspettando che Ale comparisse. Non riesco a descrivere quello che sentii quando lo vidi. Fu troppo forte. Adesso non era una vacanza, perché lui era arrivato per restare. La vita quotidiana, si sa, è difficile, perché l'uno deve adattarsi alle manie dell'altro, ma troviamo sempre un modo creativo per risolvere le divergenze, scherzi per terminare le liti. A volte lo tocco, o semplicemente lo osservo mentre dorme, e rimango a pensare se tutto ciò è vero. Mi vengono in mente certi flash-back di alcuni nostri momenti, tali che la nostra unione sia ancora più difficile da credere. Sembra un sogno che il mio desiderio di incontrare un amore che, prima di tutto, fosse il mio migliore amico, sia diventato realtà. Così come la nostra relazione è nata in modo naturale, lo è stata anche la decisione di sposarci. Nessuna richiesta formale, nemmeno alcun piano, abbiamo semplicemente seguito i nostri passi. Arriviamo alla data del 22 gennaio, per coincidenza la data di matrimonio dei miei genitori. Quando il giudice di pace iniziò a parlare, l'emozione di tutta la nostra storia si sciolse in lacrime che non riuscii a controllare. Così come oggi, scrivendo di noi, ho vissuto nuovamente ogni momento descritto. Devo ringraziare molto Dio per il regalo che mi ha fatto e per avere risposto a una domanda che ripetutamente mi sono fatta: l'amore esiste? La cosa strana è che è stato rispondendo a un'altra domanda, quella semplice, sull'Icq, che sono arrivata alla risposta: esiste, fa diventare tutto più facile e ci trasforma in esseri umani migliori portandoci la vera felicità. Grazie di essere tutto questo per me, Alessandro: amico, amore, marito. Per sempre.



Alessandro. Alle 21 del 22 gennaio 2005 inizia per me una nuova vita. A dire il vero il grande passo era già stato compiuto ed il matrimonio era una semplice formalità. Vedo accanto a me la Dani che inizia a piangere, cosa che io non faccio anche perché sono molto concentrato nel cercare di capire cosa sta dicendo il giudice di pace davanti a me: ciò mi evita le lacrime, ma non certo l'emozione. La stessa emozione che ho provato rivivendo questa storia attraverso questo che non è un articolo: è un messaggio di speranza per tutti coloro che l'hanno persa o vivono momenti negativi, non solo dal punto di vista amoroso. Spesso la vita ci offre opportunità di cui al momento non sappiamo neanche cogliere il significato. Da una semplice domanda su un programma, posta nel marzo 2003, è nato qualcosa che ha portato due persone distanti tra loro a scrivere la propria storia, quasi due anni dopo. E arrivati alla fine, abbracciati a piangere: di felicità.



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