Vademecum brasileiro

C’è veramente di tutto in “Uma janela sobre o Brasil” di Franco Cavallaro, pensionato di Palermo che ha pubblicato a sue spese un`artigianale antologia con migliaia di termini e risorse.

C’è veramente di tutto in “Uma janela sobre o Brasil – ricerche, appunti e studi sul mondo brasiliano” di Franco Cavallaro. Si va da nomi di danze folcloristiche baiane come il maculelê, (solitamente accompagnata dal ritmo molto vivace dei tamburi e nella quale si utilizzano bastoni), a termini come papa-gente, (che indica l’antropofago ma anche l’orco, il babau, personaggi fantastici dei quali i bambini hanno terrore); e perfino a modi di dire gergali come bota abaixo, che tradotto letteralmente significa «butta giù» (ed è pure un soprannome assegnato a Pereira Passos, sindaco di Rio de janeiro dal 1902 al 1906, a causa della sua frenetica attività di demolizione dei vecchi palazzi).

Insomma, un vero dizionario enciclopedico in omaggio al Brasile - anche se Cavallaro, schermendosi, non vuole lo si chiami così -, risultato di trent’anni di paziente raccolta e conservazione di informazioni, documenti e ricordi personali su tutto quanto ha a che vedere con il Paese latinoamericano. L`autore, un palermitano laureato in scienze economiche, è oggi in pensione dopo aver fatto tante cose nella vita: tra le altre il funzionario di un consorzio di bonifica, il docente di diritto civile a Menfi e lo scrittore per il giornale romano “Il risveglio dell’Occidente”. Il filo conduttore della sua esistenza, la passione che lo accompagna dalla più tenera età è il Brasile, inizialmente un sogno e poi una realtà concretizzatasi in una prima visita datata 1983, cui ne sono seguite altre che gli hanno permesso di approfondirne la conoscenza.

La copertina del libro

La copertina del libro

La sua opera nasce dall’amore ed è frutto dell’entusiasmo che lo ha sostenuto nel compilare con certosina pazienza questa antologia comprendente migliaia di termini, espressioni gergali e regionali, indicazioni di luoghi, personaggi, episodi storici e fatti di cronaca legati al Brasile, riportati in rigoroso ordine alfabetico e selezionati all’interno di un archivio che ne conteneva almeno il triplo. Ovviamente senza la pretesa di esaurire un argomento di per sé inesauribile né alcuna velleità di infallibilità scientifica. Questo suo amore per il Brasile, a suo dire è come «una cotta infantile per una donna adulta, bella, irraggiungibile» nel tempo trasformatasi in qualcosa di tangibile e duraturo. Dice di aver fatto il lavoro per se stesso, per il piacere di rituffarsi in una realtà lontana geograficamente ma a due passi dai suoi pensieri, per respirare un po’ del «suo» Brasile, come lui stesso ammette nella premessa al libro. 

L`autore, Franco Cavallaro

L`autore, Franco Cavallaro

Un paese idealizzato, fatto anche di luoghi che non esistono, creati ad occhi chiusi dalla sua immaginazione, combinandone alcuni tra quelli, reali, da lui visitati. Perfezionista, gli spiace che nella stampa dell’immane materia qualche accento e qualche particolarità ortografica siano sfuggiti all’italico computer che ha confezionato il libro. D’altra parte, la macchina lavora attraverso i programmi e non con il cuore dell`autore, che annuncia di devolvere il 10 per cento degli incassi della vendita del libro alla favela Rocinha di Rio de Janeiro. Per illustrarvi sommariamente l`opera abbiamo ritenuto interessante sfogliarne insieme a lui alcune pagine, che sono servite come spunto all`autore per raccontarci qualche aneddoto.

Terreiros: il termine indica (…) i luoghi di incontro destinati alla danza ed al culto degli encantados o orixás (divinità della mitologia afrobrasiliana)
Calunga: è la divinità secondaria del culto bantu ed anche il suo feticcio (…).
Espíritas: termine che indica le associazioni spiritistiche, ma anche gli iscritti e i cultori dello spiritismo

Nel libro, un ponderoso tomo di oltre mille pagine, ci sono molti termini riconducibili alle peculiari forme di misticismo esistenti in Brasile e alle pratiche religiose a esse collegate, a testimonianza del fatto che Cavallaro ne è stato particolarmente colpito. Il modo, del tutto spontaneo, in cui si è avvicinato a questo delicato argomento «è stato parlando con la gente, imparando da quanto mi veniva raccontato dalle persone che, in tutti questi anni, ho incontrato. Come quando un vecchio, a Salvador de Bahia, mi spiegò che l’espressione `saravá!`, che io conoscevo unicamente come bene augurante forma di saluto, anticamente veniva usata per scacciare il demonio durante le macumba, un po’ come il nostro “Vade retro satana”». 

Di esperienze dirette con questi riti l`autore confessa di non averne avute molte, ma ricorda un episodio che, ripensandoci, ancora oggi gli dà i brividi: «Una volta, su un autobus a Rio, mi ritrovai seduto a fianco di quella che sembrava una giovane donna, con la quale iniziai a conversare. All’improvviso la vidi trasfigurarsi, i suoi lineamenti e la sua voce divennero quelli di una vecchia. Non credevo ai miei occhi, distolsi lo sguardo dal suo volto e quando ve lo riportai era tornata giovane. Lo feci di nuovo e mi parve di nuovo vecchia. Pronunciava parole strane. Senza mezzi termini mi precipitai alla porta dell’autobus e saltai giù alla prima fermata, senza nemmeno sapere dov’ero. Fu sconvolgente...».

Ser gente: significa letteralmente «essere una persona», cioè provare sentimenti, generalmente molto passionali, in ogni circostanza. Per questa ragione in Brasile si ha una grande tolleranza nei confronti degli eccessi e non si perdona il difetto di restare freddi e insensibili.
Dar um ar da sua graça: deliziosa espressione traducibile con «dare un’aria della propria grazia». Ha significato di «sorridere». 

Tra i più scontati luoghi comuni e tra gli errori di giudizio più diffusi tra gli stranieri, vi è quello di considerare i brasiliani sempre immotivatamente felici e irresponsabilmente incuranti delle proprie sofferenze. Il tempo, invece, forma di solito un’opinione diversa in chi ha la pazienza e l’intelligenza di approfondire la conoscenza di questo popolo. «E’ così», conferma Cavallaro, che aggiunge: «Esiste in molti brasiliani una tristezza mista a malinconia, che non si legge nelle parole o nelle azioni ma nello sguardo. Per larghi strati della popolazione, ciò deriva dalla drammatica convivenza con la povertà e dalla prospettiva di non avere alcuna possibilità di elevare il proprio tenore di vita. L’ho potuto constatare personalmente durante la visita ad alcune favelas di Rio, come la Rocinha o Cidade de Deus. Quello che viene superficialmente visto come gioia o allegria è invece un misto di sentimenti contrastanti che possono dare origine ai comportamenti più diversi. Mai, comunque, neutri. I brasiliani, in questo caso tutti, nessuno escluso, vivono le emozioni intensamente».

Mundurucu: popolazione stanziata in Brasile nella zona nord dello stato Pará al confine con lo stato Amazonas tra i corsi del rio Madeira e del rio Tapajós e sul suo tributario rio Tropas (…).

Nel libro di Cavallaro è meticolosa la classificazione delle etnie indigene brasiliane, suddivise anche per ceppo linguistico. «Argomento affascinante e complicato», ricorda, «sul quale ho cercato di essere il più preciso possibile. Ammiro molto in questo senso il lavoro che continua a svolgere Patrizia Giancotti, antropologa, giornalista e fotoreporter che ha accettato di scrivere la prefazione del mio libro, cosa di cui sono onorato».

Ciranda: danza popolare folcloristica tipica del nordeste (…).
Bumba-meu-boi: rappresentazione mimica popolare musicale tipica del Maranhão (…).

Manifestazioni che vanno dal carnevale agli eventi regionali, alle espressioni artistiche locali, proprie della cultura e della tradizione di un grande paese vengono descritte con dovizia di particolari. Un’opera che, ancora una volta, nasce dalla curiosità dell’autore e dalla sostanziale irreperibilità di testi e notizie in proposito. «Se trent’anni orsono fossero esistite realtà come la vostra, di Musibrasil, che mettono a disposizione degli appassionati tante informazioni sul Brasile, probabilmente non avrei mai nemmeno cominciato il mio lavoro. Invece non c’era nulla» sottolinea Cavallaro. «Questo lo dico anche per ribadire di aver fatto tutto ciò soprattutto per me stesso».

Cruzado: antica moneta d’oro portoghese del valore di 40 centavos (…).

Un lavoro fatto per se stesso, d’accordo. Ma da dove è nata l’idea di pubblicarlo e quanto è costato? «Avevo ormai catalogato ed inserito tutti i dati nel mio pc e li potevo consultare quando volevo, non mi interessava renderli pubblici. Il mio scopo era raggiunto.» risponde Franco. «Tuttavia molti, in particolare mia moglie e le mie due figlie, dicevano che era un peccato tenere nascosto il lavoro e non dividerlo con altri. Così, poco a poco, cominciai a crederci. La cosa che mi rendeva ancora titubante era il pensiero che pubblicarlo mi sarebbe costato una piccola fortuna. Convincere un editore sarebbe stato molto difficile. Avrei dovuto farlo a mie spese. Sono stato fortunato perché ho trovato una tipografia che ha compreso perfettamente la mia natura di appassionato e gli scopi che mi animavano. Così, ad un costo pari circa alla metà di quello di mercato, sono riuscito a far stampare 500 copie ed ho potuto regalare l’opera a tutti gli innamorati del Brasile. Si, ho usato proprio l’espressione “regalare”, non per presunzione ma perché nel mio caso non è un eufemismo. Mi è capitato recentemente di ricevere richieste da appassionati che non trovavano il libro e di averglielo spedito gratuitamente. Mi andrà bene se, alla fine, riuscirò a recuperare metà dell’investimento! (ride divertito, ndr)».

Boca do mundo: espressione con la quale Jorge Amado indicava il sesso della donna (…).

Evidentemente non ci troviamo in un cantone della Svizzera interna ma in una nazione che, tra le tante sue caratteristiche, ha anche quella di essere considerata la terra della sensualità e dove i rapporti tra i sessi, o all’interno di essi, vengono vissuti in maniera intensa. Non parliamo di libertinaggio o di deviazioni, vizioso rovescio della medaglia della repressione, marcio e indesiderato frutto del bigottismo di alcune culture, ma del naturale erotismo che traspare da una frase, da un gesto o da uno sguardo. Chissà quante storie avrà vissuto Cavallaro in prima persona... «Nemmeno una» assicura. «Mi sono sempre mantenuto fedele a mia moglie, anche se sono stato spesso testimone platonico di situazioni di questo tipo. Ma non sono mai andato oltre, per mia scelta. Ovviamente la materia è coinvolgente e uno dei miei progetti futuri sarà proprio compilare una sorta di dizionario dei termini erotici usati da Jorge Amado nei suoi libri».

Brigadeiros: termine brasiliano (brigadeiro, generale di brigata) che indica piccoli dolci rotondi (…) guarniti con la cioccolata.
Virado de feijão: piatto brasiliano che usa, come ingredienti, fagioli senza brodo, farina e grasso di porco fritto

Dai piaceri carnali a quelli del palato, Cavallaro confessa di essere un italiano “atipico”, in quanto non particolarmente amante della pasta, ma di essersi spesso lasciato tentare dai forti sapori della culinaria brasiliana, come quella volta che, in una churrascaria di Porto Alegre, scoprì il sistema del «sim, por favor» e del «não, obrigado». «I camerieri non smettevano di servirci», ricorda. «Io e mio fratello eravamo in difficoltà, finché il proprietario del locale ci tolse dall’imbarazzo spiegandoci che quel pupazzetto rosso e verde che si trovava sul tavolo serviva da “semaforo”: lasciandolo sul verde, il flusso di carni non si interrompeva. Con il rosso, invece, i camerieri si fermavano e potevamo gustare in pace quello che c’era sul piatto». Ad ogni desco le proprie usanze. Pensiamoci la prossima volta, prima deridere uno straniero che mangia gli spaghetti con il cucchiaio.

Ghironda: nome di uno strumento musicale, ormai quasi completamente scomparso, dalla forma simile ad un violoncello senza manico, il cui suono, prodotto dalla sfregamento di una ruota a manovella sulle corde, era modificato dalla pressione di tasti lignei

Cresciuto in una famiglia di musicisti - il fratello è un affermato jazzista -, anche Cavallaro prova a suonare la batteria, negli anni 60. «L’intelligenza di una persona sta nel capire quando non sta più facendo progressi e quindi è ora di smettere» sottolinea. Oggi continua ascoltando bossa nova e accompagna le proprie melodie preferite dilettandosi con il flauto traverso. Non ama le contaminazioni e credeva nel primo Milton Nascimento, che ora non apprezza più.

Itamar Franco macho: ex Presidente della repubblica Brasiliana che, nel novembre del 1994, è stato premiato a sorpresa, con il titolo di “Macho do ano” (maschio dell’anno) assegnato annualmente dal Movimento maschilista del Minas Gerais (…).

Sulla motivazione che ha accompagnato l’onorificenza, lasciamo ai lettori il compito di svelare l’arcano, consultando il libro di Franco Cavallaro. Temiamo di essere entrati in un campo minato e non vorremmo che dopo le garbate discussioni con l’ormai ex-ambasciatore del Brasile in Italia, la citazione costasse a noi o ad altri componenti della redazione di Musibrasil una definitiva scomunica. La politica tuttavia è fatta sia di ideologie che di personaggi, e che Itamar Franco personaggio lo sia, non vi è alcun dubbio. 


Luís Inácio Lula da Silva: Lula è un soprannome che, in italiano, significa “Calamaro” (…). Lula ha detto ai brasiliani: «sarà un anno di transizione, non aspettatevi grandi cambiamenti, quel poco denaro che abbiamo deve essere usato per le cose davvero urgenti, come la lotta alla fame». La sua austerità fiscale e monetaria, insieme ai cauti interventi sulla distribuzione del reddito sembrano funzionare

«Il presidente del Brasile è l’operaio che si è realizzato, è “uno di noi che ce l’ha fatta”, come si suol dire», riflette Franco Cavallaro. «Speranze esagerate ed utopistiche erano riposte nei risultati della sua politica». Tra quelle degli ultimi anni, Lula è comunque la figura politica dominante, in Brasile, oltre che una delle più rappresentative al mondo.

Rio de janeiro: città scoperta il 1° gennaio 1502 da Amerigo Vespucci (…).

Tra i tanti luoghi del Brasile visitati, non vi è alcun dubbio che la cidade maravilhosa sia il preferito di Franco, che aggiunge: «Amo Salvador de Bahia, dove il prossimo anno mi trasferirò per alcuni mesi, ho apprezzato l’arte di Minas Gerais, con le sue città-gioiello, come Ouro Preto, ho goduto delle bellezze di Olinda. Ma non esiste posto al mondo uguale a Rio». Questa spontanea dichiarazione d’affetto dell’autore conclude la presentazione di quello che gli anglosassoni chiamerebbero labour of love, un lavoro che nessuno avrebbe potuto commissionargli né i ritmi frenetici dell’editoria avrebbero consentito ad altri di realizzare. Un’opera che solo un amatore, nel senso di persona che ama e non in quello di scrittore senza professionalità, avrebbe potuto produrre. Questa “Janela” sul Brasile è anche una “finestra” sulla vita di Franco Cavallaro, oltre che un suo obiettivo raggiunto. Anche lui, a pieno diritto, può essere considerato “uno di noi che ce l’ha fatta”.


“Uma janela sobre o Brasil – ricerche, appunti e studi sul mondo brasiliano” - Franco Cavallaro -1008 pagine - edizione a cura dell’autore - € 48,00.